E5CC421B B674 40E9 ADCF 3F991475D3EF 640x401Per questo hanno scelto San Siro. Perché Tavecchio e soci sapevano che, in caso di difficoltà nella gara d’andata, l’ultima spes per andare in Russia ed evitare “l’Apocalisse” era votarsi ad un santo. Lo stadio milanese – dedicato a Giuseppe Meazza, due volte campione del mondo, l’ennesimo richiamo alla gloria che fu – è lo spartiacque per gli azzurri e il ct, o meglio, questi azzurri e questo ct: un biglietto per Mosca o un posto assicurato sul podio del disonore. Non manchiamo un appuntamento iridato dal 1958, in Svezia – la lingua batte dove il dente duole – quando sorse l’astro di Pelé, tanto per dire. Nel girone di qualificazione capitammo con Portogallo e Irlanda del Nord, considerata la cenerentola. L’ultima partita, a Belfast il 15 gennaio ‘58, sembrava una formalità: bastava il pari per ottenere il pass. Invece l’Italia di Foni – zeppa di oriundi, chi può tocchi ferro – venne sconfitta 2-1 e addio Mondiali. Una figuraccia storica, seguita 8 anni dopo dall’umiliazione con la Corea del Nord. Quella del Sud, invece, ci è stata fatale nel 2002, ma almeno avevamo l’alibi Moreno. E vale la pena ricordare che negli ultimi due Mondiali – Sudafrica e Brasile – non abbiamo passato il primo turno, tra giocatori al capolinea e scelte sbagliate. Questa volta, però, rischiamo addirittura di restare a casa, che equivarrebbe ad un flop terrificante e dalle conseguenze facilmente immaginabili, con l’immediato congedo di Ventura e un probabile terremoto ai vertici federali. Quella che sembra una premessa così poco incoraggiante deve servire come stimolo agli 11 che scenderanno in campo contro gli scandinavi, squadra modesta e tutt’altro che imperforabile. Ma l’1-0 di Solna pesa come un macigno sull’esito globale della sfida e sulla testa dei nostri, che dovranno trasformarsi rispetto alla sconcertante esibizione di venerdì: senza gioco, senza anima, senza voglia.

A27288F9 D67E 4C2E A8FF 7041B1E32926 640x355Due gol non sono un bottino scontato per una nazionale che ne ha segnati appena 3 nelle ultime 5 partite. Perso per squalifica Verratti – inguardabile in Svezia e ancora ben lontano dall’indossare i panni dell’erede del Maestro Pirlo – con De Rossi non al top e destinato alla panchina e Belotti fuori forma, Ventura rimescola le carte, ma dovrebbe confermare il 3-5-2 ed escludere nuovamente Insigne, condottiero nella sua Napoli e incompreso in azzurro. Sembra invece giunto il momento di Jorginho a metà campo, scortato dallo scalpitante Florenzi e da Parolo. Sulle fasce confermati Candreva e Darmian, così come la BBC farà muro ancora una volta davanti a Buffon. Davanti si profila una sorpresona: il prescelto a fare coppia con Immobile è Gabbiadini, fin qui 36 minuti nell’attuale gestione. Per la sfida che vale una carriera, dunque, Ventura fa di testa sua – come ci ha tenuto a sottolineare nella conferenza stampa dell’agitatissima vigilia – e va dritto per la sua strada, che lui spera – come tutti noi – porti in Russia. Capitan Buffon non vuole pensare all’eventualita che la gara con la Svezia segni il suo capolinea azzurro, invoca il senso di appartenenza alla maglia e chiede aiuto agli oltre 72.000 che gremiranno lo stadio. Perché, vuoi o non vuoi, alla fine si finisce sempre lì: a San Siro. E noi abbiamo fede.