scott-pruitt-foto-dueEsplode la rabbia degli ambientalisti americani contro la conferma della nomina di Scott Pruitt -da parte di Trump- a capo dell’Agenzia statunitense per la protezione ambientale. La scelta di mettere al vertice dell’Epa nell’immediato futuro il procuratore generale dell’Oklahoma, noto per le sue aperte posizioni di scetticismo sui cambiamenti climatici, ha scatenato la rivolta degli ecologisti e rallegrato il settore petrolifero. Pruitt, 48 anni, è stato un acerrimo avversario della green economy di Obama e ha  orchestrato negli anni scorsi un’offensiva legale di 28 Stati  per legare le mani all’amministrazione sul cosiddetto Clean power plan, ambizioso regolamento dell’Agenzia federale per l’ambiente contro le emissioni di carbonio delle centrali elettriche. Clamorose inoltre le sue dichiarazioni da negazionita del global warming. “Gli scienziati -ha affermato di recente- continuano a non essere concordi su livello e ampiezza del riscaldamento dell’atmosfera e sulle connessioni con l’attività umana”.  Saldissimi i legami di Pruitt con le compagnie petrolifere e del gas, basti pensare che la lobby dei combustibili fossili ha finanziato con fiumi di dollari la sua campagna elettorale per diventare procuratore generale. In passato ha pesantemente attaccato l’Epa -che ora è chiamato a dirigere- per il regolamento sulle emissioni di CO2 : “L’effetto serra non è un problema per la salute del mondo e delle sue popolazioni. Semmai è l’agenzia per la protezione ambientale americana che deve essere portata in tribunale per smontare regolamentazioni ecologiche foto tre emissioni 640x415dannose al business”. Ed è panico tra le associazioni ambientaliste, preoccupate che l’eredità di Obama sull’energia pulita e la lotta ai cambiamenti climatici possa essere cancellata. La più grande delle organizzazioni ecologiste, Sierra Club, parla di “vittoria degli inquinatori e di sconfitta per il popolo americano”. Earthjustice sottolinea che Pruitt ha fatto carriera difendendo i re dell’industria del carbone e combattendo contro i limiti imposti dall’Epa sull’inquinamento delle sostanze tossiche, come il mercurio e lo smog, che mettono tutti a rischio di aumento del cancro. Duro anche Travis Nichols, portavoce di Greenpeace Usa: “Con la nomina di Scott Pruitt a capo dell’Agenzia federale per l’ambiente, Trump sta mettendo a rischio l’America. Spingerà il Paese molto indietro rispetto al resto del mondo nella corsa per l’energia pulita del XXI secolo”. Per il presidente della League of Conservation Voters Gene Karpinski “è come mettere la volpe a guardia del pollaio”. Riflessioni condivise anche dal Washington Post che critica la decisione di designare Pruitt alla testa dell’Epa definendola un assalto alle scelte assunte negli ultimi anni in materia di lotta ai cambiamenti climatici. I repubblicani invece plaudono alla nomina e sperano che si riesca a  fare  piazza pulita delle norme volute da Obama.  “Scott Pruitt -ha dichiarato Trump- sarà un attivo sostenitore della protezione dell’ambiente promuovendo allo foto-quattro-logo-epastesso tempo il lavoro e le opportunità. Ripristinerà l’essenziale missione dell’Epa di tenere la nostra aria e la nostra acqua pulite e sicure assicurando allo stesso tempo che l’Agenzia non spenda i soldi dei contribuenti in un’agenda fuori controllo e antienergetica”. Dal canto suo Pruitt, dopo l’annuncio della nomina, ha confermato di voler guidare l’Agenzia favorendo sia la responsabile protezione dell’ambiente che la libertà per le imprese statunitensi. Ma resta il timore che l’America possa allontanarsi dalla rivoluzione energetica pulita globale.