San Siro non è bastato, tutto è finito. In Russia va la Svezia. L’Apocalisse, tanto temuta, è arrivata, le dimissioni di ct e presidente federale ancora no. Mentre scriviamo, a poco più di dodici ore dalla disastrosa esclusione dell’Italia dai Mondiali – 60 anni dopo l’unica assenza a Svezia ’58 – in Federcalcio non si muove una foglia. Anzi no. Udite, udite, questa mattina Carlo Tavecchio ha ritrovato magicamente la parola con l’Ansa, dopo l’imbarazzante silenzio di ieri sera nella pancia del Meazza, non potendo fare altro che sottolineare lapallissianamente: “Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata qualificazione al Mondiale, è un insuccesso sportivo che necessita di una soluzione condivisa e per questo ho convocato domani una riunione con le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere le scelte future“. azzurriRiunione alla quale non sarà presente Giampiero Ventura, che dopo essersi presentato in conferenza stampa a mezzanotte passata, ha chiesto scusa agli italiani per la Caporetto azzurra, ma di dimissioni neanche a parlarne. almeno per ora. Così, a precisa domanda risponde: “Non l’ho fatto perché non ho ancora parlato col presidente“. Questione di tempo, è chiaro, ma cosa se non un insuccesso sportivo di questa portata dovrebbe comportare un passo indietro immediato di un allenatore, che conosce benissimo onori e oneri della carica? Davvero c’è bisogno di consultarsi prima col numero uno di via Allegri per assumersi pubblicamente le proprie responsabilità? Ventura – quello che aveva il compito di “portarci fuori dall’oscurantismo“, dixit Sacchi – ha mostrato di essere inadeguato a questi livelli, è andato in confusione nei momenti topici, ma non è l’unico colpevole, sia chiaro. Perché chi lo ha scelto e parla di “soluzione condivisa” dovrebbe quantomeno fare le stesse riflessioni e giungere alle medesime conclusioni. Ma nel paese delle dimissioni impossibili – e a ben altri livelli – questa resta un’utopia. Certo, curioso che a metterci la faccia davanti ai microfoni siano stati i veterani di mille battaglie, quelli con la medaglia del quarto mondiale appuntata sul petto, stanchi ma gli ultimi a gettare la spugna: le lacrime sincere di capitan Buffon, che chiude una carriera irripetibile in azzurro, gli occhi lucidi di Barzagli, il guerriero dai toni sempre cortesi, l’irriducibile De Rossi, che chiede addirittura scusa per lo sfogo in panchina, quando domanda all’assistente del ct in maniera colorita perché debba entrare lui e non un attaccante per l’ultimo disperato assalto alla porta svedese.  Buffon 2Ecco, paradossalmente loro si sono dimessi, forse perché dal campo si percepisce meglio la fortissima delusione per un esito che ci condanna ad assistere da semplici spettatori al sorteggio del primo dicembre e, a giugno, alla rassegna iridata: senza poter tifare, senza poter sperare, senza poter credere nello stellone italiano. Ora che si tirano le somme, va detto, non bisogna cadere nel tranello che cambiando ct e – forse – presidente federale, tutto si risolverà come d’incanto. Perché il male che ci ha fatto sprofondare nell’Azzurro Tenebra viene da lontano. Bene agli Europei, ma negli ultimi due Mondiali eravamo usciti al primo turno in gironi tutt’altro che impossibili. Non può essere un caso, ma la spia di un movimento in crisi nera da un pezzo, più impegnato in guerre interne che a gettare basi solide, senza improvvisare. E i vergognosi fischi di San Siro all’inno svedese sono la degna cornice di un quadro orrendo. Nella centrifuga, però, devono finire anche i giocatori, quelli dalle valutazioni spropositate, che in campionato fanno il bello e il cattivo tempo, ma che con la nazionale sono spesso pallide controfigure. ventura italia svezia 624x480Pensiamo a Verratti, ad esempio, pure abituato ormai a frequentare i salotti buoni d’Europa col PSG. Insigne, considerato l’italiano più talentuoso, può giustamente reclamare per aver giocato appena un quarto d’ora con la Svezia, tra andata e ritorno, ma con l’Italia non ha mai toccato i picchi raggiunti a Napoli con il meccanismo perfetto costruito da Sarri. Anche da Belotti e Immobile, nonostante i gol, ci si aspetta di più, soprattutto negli appuntamenti decisivi: va bene segnare con Macedonia e Albania, ma è dalle sfide con Spagna, Germania, Argentina o Brasile che si misura la caratura di un giocatore. Da loro – e dagli altri giovani, Donnarumma in testa – però si può ripartire, per altri bisognerà attendere le valutazioni del nuovo ct. Già, chi? Ancelotti – attualmente libero – metterebbe tutti d’accordo, ma bisognerà vedere se lui è d’accordo. Un ritorno di Conte sembra improbabile, anche se il matrimonio col Chelsea non sembra a prova di bomba. Poi ci sarebbero Allegri e Mancini, legati a Juventus e Zenit. Bisognerebbe attendere giugno, magari promuovendo Di Biagio dall’Under 21 come traghettatore. Intanto, attendiamo novità, sapendo che non c’è più tempo da perdere. Perché l’Apocalisse ora è realtà e non una battuta che non fa ridere proprio nessuno. Qui c’è da piangere.