Mentre il leader della Corea del Nord usa l’oceano come bersaglio per un altro “test” missilistico, in queste ore c’è chi mette il mare al centro del lavoro per un mondo migliore. Si è aperto in Cile il quarto Congresso internazionale delle Aree marine protette, IMPAC4, con 2.000 delegati provenienti da 80 paesi; si scambiano esperienze, conoscenze, idee e metodi per una più efficace conservazione della biodiversità marina e dell’eredità culturale degli oceani.

Caretta caretta

Caretta caretta (Grecia).
Foto WWF, Michel Gunther

La relazione tra Aree marine protette e cambiamento globale, il legame tra le comunità e la tutela degli oceani, l’analisi della gestione attuale di queste aree sono i temi del summit, organizzato dal ministro cileno dell’Ambiente e dalla Commissione mondiale per le Aree Protette (WCPA). Lo slogan di quest’anno è “Aree marine protette: per unire le persone e l’oceano”: ci si concentra infatti sull’intricata natura dei rapporti tra le persone e gli oceani, puntando a far emergere i benefici dei servizi ecosistemici offerti dal mare.

“Il successo di un’area marina protetta parte in primis dal coinvolgimento delle comunità locali – dichiara Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia -; sono gli uomini e le donne di mare i migliori custodi del territorio costiero e delle risorse marine. Anche in Italia le aree più dinamiche sono nate proprio ‘dal basso’, come il Plemmirio a Siracusa o la Riserva di Ustica”.

Si è chiuso intanto a Gubbio, in occasione della Giornata nazionale per la Custodia del Creato, il Forum della stampa cattolica organizzato dall’associazione Greenaccord e dalla Diocesi di Gubbio. Un forum per riflettere sulla comunicazione del post emergenza in occasione di eventi naturali avversi, sul tema dei cammini e sul turismo responsabile.
“Dobbiamo essere viandanti e non turisti – ha detto il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio, agli 80 giornalisti presenti – per carpire lo spirito delle cose, tracciando anche le linee di un’economia alternativa”.