foto calais due 640x427Finisce in tribunale il piano del governo britannico per le decine di bambini migranti che hanno vissuto la drammatica esperienza del campo di Calais, conosciuto come “giungla”, nel nord della Francia. Dopo rinvii e ritardi, 36 minori hanno avviato un’azione legale contro l’esecutivo conservatore di Theresa May, che sulla scarsa politica di accoglienza ha già subìto numerose critiche. Ragazzini tra i 14 e i 17 anni accusano attraverso un team di avvocati il ministro degli Interni britannico Amber Rudd, che avrebbe gestito in modo illegittimo, scorretto, le loro richieste di asilo a Londra. I minori in sostanza non sono stati accolti nonostante provenissero da situazioni di estrema difficoltà: il governo viene dunque attaccato per non aver rispettato l’impegno a fare entrare nel Paese neanche i più vulnerabili, come previsto invece dall’Immigration Act. Ventotto di loro -scrive il Guardian- si sono già visti rifiutare la domanda, mentre altri otto sono in attesa di una risposta dall’Home Office. Chi si è visto respingere la domanda inoltre non ha neanche ricevuto una documentazione con spiegazione scritta. La causa è stata lanciata dallo studio legale inglese Duncan Lewis Solicitors. “Il modo in cui i bambini rifugiati sono stati trattati, sia dalle autorità britanniche che quelle francesi, è a dir poco vergognoso, non ci sono altre definizioni possibili” ha detto Toufique Hossain, uno degli avvocati impegnati nella battaglia legale. Sembra che ad oggi, secondo quanto dichiara lo stesso Hossain, siano solo 200 i piccoli migranti accolti in Gran Bretagna. Già già in precedenza diverse organizzazioni umanitarie avevano fatto partire iniziative legali, ma è la prima volta che i minori profughi denunciano in maniera individuale il governo di Londra, che difende il diritto di ogni Paese di chiudere le proprie frontiere. I minori coinvolti nel caso si trovano al momento in diversi centri di accoglienza sparsi in Francia e provengono in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan.

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