E’ il centro principale della Valle Isarco, con i suoi 21 mila abitanti è la terza città dell’Alto Adige. Ma soprattutto è un piccolo gioiello architettonico con una storia millenaria. Parliamo di Bressanone, la più antica città del Tirolo. Secondo la tradizione infatti la nascita di Bressanone risale al 901, quando l’allora vescovo Zaccaria della diocesi di Sabiona, ricevette come regalo una grande tenuta agricola dall’allora re Ludovico IV il Fanciullo, l’ultimo dei Carolingi. Tradizionalmente si considera questo documento come l’atto di fondazione della città. Tra il 960 e il 990 il paese ebbe un intenso sviluppo edilizio ad uso ecclesiastico, assieme ad una prima versione dell’attuale Duomo di Bressanone, tanto che dal 965 i vescovi di Sabiona decisero di trasferirsi nella vicina cittadina di Bressanone. Da questa data Bressanone diventa il centro spirituale di una diocesi di vaste dimensioni. Lo sviluppo e la ricchezza della cittadina nei secoli resta legata proprio alla sua sede vescovile. Solo nel 1972 la residenza del Vescovo fu spostata da Bressanone a Bolzano.

Il Duomo di Bressanone

Posta alla confluenza tra il fiume Isarco che arriva dalla zona del Brennero e il fiume Rienza, che scende dalla zona di Dobbiaco e delle Tre Cime di Lavaredo, Bressanone ha un rapporto quasi viscerale con i due corsi d’acqua. I primi abitanti di Bressanone infatti hanno subito canalizzato il ramo selvaggio dell’Isarco che correva alla destra del fiume. Qui si insediarono diversi mulini, fucine, una tintoria e altre attività artigianali, mentre i macelli pubblici affidavano i loro rifiuti alle acque. Sul fiume Rienza c’era una segheria, che approfittava proprio del fiume per ricevere il legname dalla boscosa Val Pusteria. Stessa cosa avveniva per l’Isarco, sfruttato per il trasporto della legna. Passano gli anni, gran parte delle attività legate al fiume hanno chiuso. Ma si è cominciato a sfruttare l’acqua dei due fiumi per produrre energia elettrica: l’acqua resta indispensabile per la produzione dell’energia. Ma l’acqua ha causato anche numerose alluvioni a Bressanone. La maggior fonte di pericolo era la confluenza ad angolo retto del fiume Rienza nell’Isarco, proprio nel centro della città, circa 300 metri a monte rispetto alla confluenza attuale. La Rienza, con una portata maggiore rispetto a quella dell’Isarco, riusciva a bloccare quest’ultimo alzando il suo livello e inondando gran parte della città. Decine le alluvioni che colpirono Bressanone, la più grave nel 1882 che causò danni gravissimi e portò il governo centrale di Vienna (Bressanone passò all’Italia solo nel novembre 1918 dopo la prima Guerra Mondiale) a ridisegnare il corso finale del Rienza. Furono alzati argini a protezione della città e furono rialzati tutti i ponti in ferro. Grazie a questi lavori fino ad oggi Bressanone è stata risparmiata da inondazioni disastrose.

Abbiamo parlato di rapporto viscerale tra Bressanone e l’acqua: Bressanone vanta la più alta densità di fontane con acqua potabile, ben 20, in un centro storico dell’arco alpino. Secondo il Libro della Città del 1604, Bressanone aveva più di 10 pozzi a carrucola sparsi per la città, due pozzi tubolari e due fontane che fornivano acqua potabile in continuazione alla città. L’acqua di Bressanone è nota per la sua eccelsa qualità e il suo buon sapore. Sulla montagna di casa, la Plose, si trova un’acqua straordinaria. L’acqua minerale della sorgente artesiana della Plose è ritenuta l’acqua più leggera e pura da fonte di alta montagna in Europa.

Una fontana nel centro storico di Bressanone

Per far risaltare la bellezza del centro storico di Bressanone tramite le numerose fontane presenti, nel maggio 2017 si è svolta la prima edizione del Festival di Acqua e Luce. I visitatori hanno potuto scoprire in un modo unico i diversi luoghi, segnati dalla storia di Bressanone con le 20 fontane del centro storico allestite con installazioni di luce mentre il punto di confluenza tra i fiumi Isarco e Rienza è diventato un palcoscenico musicale. All’interno del vecchio carcere in piazza Duomo lo spettacolo di luci e musica “WoW – World of Water” che ha visto la presenza di oltre 10 mila persone allo spettacolo. Molti di più i turisti che nei giorni del Festival hanno apprezzato e visitato le bellezze di Bressanone.

E noi seguiamo la striscia blu che ha collegato le varie installazioni del Festival per visitare la città, un viaggio attraverso la storia e l’arte con il sottofondo del rumore dell’acqua. Attorno al centro storico di Bressanone si erge una cinta muraria fatta costruire negli anni 1000 dal vescovo Herward e completata dal suo successore Hartwing. Il vescovo a Bressanone infatti aveva non solo il potere spirituale, ma anche quello temporale. La cinta lasciava tre punti di passaggio, le “tre porte”. Porta San Michele, un tempo denominata anche “Porta scura” è annessa alla “Torre Bianca” della parrocchia. Questa è la porta urbana orientale, ovvero l’accesso principale alla Pusteria e all’Alta Valle d’Isarco. Poi abbiamo Porta Sole (Sonnentor), anche chiamata Porta Croce (Kreuztor), è la porta urbana occidentale, che permetteva l’accesso alla strada per Bolzano. Infine c’è la Porta Sabiona, già “Porta Fienili” (Stadeltor), l’attuale toponimo deriva dai Signori di Sabiona, che ebbero il compito di difendere quest’angolo della cinta muraria nel XII secolo.

Porta Sabiona a Bressanone

Da qui inizia il nostro viaggio all’interno di Bressanone, proprio come un viandante che nel Medioevo voleva entrare in città. Invece di entrare in città attraverso la porta, scegliamo il passaggio che ci porta al Giardino dei Signori. Adiacente all’antica Residenza Vescovile di Bressanone, ha 4 aiuole, una voliera, un’aranciera, una vasca per i pesci e la casina estiva e venne sistemato nel tardo XVI secolo. L’ampio frutteto recintato del lato sud è documentabile già dal XIII secolo. Proseguendo verso il centro cittadino troviamo subito dopo la Residenza Vescovile. Il cortile interno del palazzo, con le sue logge rinascimentali disposte su tre piani a sud e a nord e con le sue facciate barocche ad ovest e ad est, il portale in marmo ed il campaniletto della chiesa, è sicuramente una delle più suggestive corti delle residenze dell’Alto Adige. Il museo diocesano conserva in 70 sale preziose testimonianze della plastica e della pittura medioevale, per poi proseguire sino al barocco, al classicismo e alla fase romantica, il Tesoro del Duomo di Bressanone, l’ala degli imperatori con le stufe in maiolica, il mobiliare storico e la porcellana viennese, l’ala vescovile e la cappella palatina. Nel pianterreno si può ammirare il presepio annuale, che contiene in tutto circa 5000 figurine e che fu creato per il principe vescovo Karl Franz Lodron per una camera del proprio appartamento nel palazzo vescovile. Il cortile interno con i loggiati rinascimentali disposti su tre piani a sud e a nord, le facciate chiuse barocche ad ovest e ad est, l’antico portone, il portale in marmo e il campaniletto della chiesa ne fanno una delle più suggestive corti residenziali dell’Alto Adige. Al centro del cortile nel 2016 è stata eretta una fontana in marmo bianco di Racines, la cui forma si ispira al calice di un fiore. Qui nel periodo natalizio si svolge lo spettacolo luminoso “Il sogno di Soliman”.

Il Giardino dei Signori
Il cortile interno della Residenza Vescovile di Bressanone

Superando il Palazzo Vescovile si arriva in piazza Duomo, il cuore di Bressanone. Su questa piazza si affacciano il Duomo, la chiesa Parrocchiale, il Municipio e l’antico carcere, chiuso solo pochi anni fa. Il Duomo, come lo vediamo oggi, risale al 1754 ed è in stile barocco. Sulle volte della cattedrale si possono osservare affreschi di Paul Troger, uno dei più importanti pittori barocchi dell’Alto Adige, Gli affreschi occupano una superficie di 200 m² sulla navata principale. Le pareti sono rivestite con ben 33 tipi di marmo diversi. L’organo dispone di ben 3335 canne e 48 registri. La prima costruzione in stile ottoniano risale al X secolo con rifacimenti in stile romanico intorno al 1200 dopo due furiosi incendi. Nel duomo si conservano e venerano le reliquie dei santi patroni diocesani Cassiano, Virgilio, Ingenuino ed Albuino, festeggiati con un’apposita solennità liturgica e sono sepolti tutti i 14 vescovi defunti dopo l’erezione del duomo barocco e se ne celebra la memoria. Da vedere il chiostro adiacente al Duomo, ad architettura romanica con volte a crociera del XIV secolo, che in un unico vano dimostrano l’evoluzione dell’arte medioevale. Custodisce affreschi del periodo dal 1390 al 1500 con pregiate opere della pittura murale tardo-gotica, degne di nota sono la rappresentazione dell’elefante e l’adorazione dei Magi. L’animale era un dono da parte del re di Portogallo Giovanni III, a suo nipote, l’arciduca Massimiliano d’Austria. L’elefante che proveniva da una colonia indiana dovette affrontare il lungo viaggio da Lisbona attraverso Genova in direzione delle Alpi. La gente lungo il percorso avvertì il suo arrivo come un evento sensazionale. A Bressanone gli abitanti scesero in strada per assistere all’ingresso del pachiderma e dei suoi accompagnatori. L’arrivo dell’elefante nell´anno 1551, poco prima di Natale, fu un vero e proprio colpo di fortuna per l’albergo che lo ospitò. L’oste Andrä Posch si prese cura del potente ospite per ben 14 giorni fino al 2 gennaio 1552, quando l’elefante e i suoi accompagnatori proseguirono il loro cammino verso nord.

Il nostro viaggio seguendo le fontane di Bressanone continua con la fontana di Piazza Duomo. Inizialmente si trovava davanti Casa Trapp, mentre in occasione della ristrutturazione della piazza del 1989, l’artista Martin Rainer creò la “fontana della vita”. La piramide in bronzo, che poggia su un bacino in marmo, simboleggia le varie fasi della vita umana con una spirale che esce dalla mano di Dio in occasione della nascita e ritorna a casa quando si muore.

Sul lato meridionale di piazza Duomo c’è la Colonna millenaria, colonna marmorea eretta nel 1909 sul lato meridionale della piazza Duomo in ricorrenza del primo millennio della città. La colonna fu progettata dallo scultore accademico Norbert Pfretzschner e raffigura in cima, l’agnello che è anche lo stemma cittadino mentre sul piedistallo si erge la figura in grandezza naturale del vescovo Zaccaria nell’atto di benedire la città.

La Colonna Millenaria

Andando verso sud a cercare il punto di confluenza tra l’Isarco e la Rienza, passiamo davanti il Seminario maggiore vescovile di Bressanone.  E’ l’istituzione della diocesi di Bolzano-Bressanone per la formazione dei futuri presbiteri per il servizio nella stessa diocesi. È anche sede dello Studio teologico accademico Bressanone e dell’annessa biblioteca. Proseguendo verso sud-est seguendo il rumore dell’Isarco e della Rienza giungiamo al Ponte Widmann, punto di confluenza dei due fiumi.

Qui possiamo risalire verso nord attraverso i Giardini Rapp, costruiti nel 1885,  e andare nello Stufles, il rione più antico della città. Caratteristica di Stufles sono le piccole vie strette che superano vari dislivelli. Il rione, così come il centro storico, si trova in un’area pedonale. La sua storia viene ricondotta alla sua prima menzione nel 901.  Durante i secoli fu uno dei primi insediamenti per attraversare le Alpi grazie alla vicinanza con il passo del Brennero. Qui si trova da sempre un pozzo, chiamato nei secoli “il pozzo profondo”. Eliminato nel 1906 quando si costruì la canalizzazione perché ritenuto di ostacolo al traffico automobilistico. Nel 1993 il pozzo è stato ricostruito secondo le vecchie immagini.

Si giunge così al Ponte delle Aquile. Riattraversiamo l’Isarco e troviamo l’hotel Goldner Adler, l’Aquila d’oro. Dormire tra le sue stanze permette di respirare la storia, è infatti il più antico albergo di Bressanone. Costruito nel 1500, da allora le sue stanze ospitò molti rinomati personaggi tra cui l’Imperatore Max I, Carlo V, lo scrittore e filosofo Michel de Montaigne e il Signore di Firenze Cosimo de Medici. Da qui si torna verso il cuore di Bressanone, con il viale dei Portici, il cuore commerciale di Bressanone dove poter fare shopping e gustare le specialità della zona, come i vini dell’Abbazia di Novacella, lo speck o lo strudel. Per chi invece vuole pranzare o cenare, un passaggio obbligato è presso il ristorante Oste Scuro. Taverna del 13/mo secolo, si trova all’interno di uno degli edifici più antichi di Bressanone. La costruzione strutturata su due piani con bovindo fu da sempre proprietà del capitolo del duomo e fungeva da abitazione dei canonici. Dal 1743 i canonici, tuttavia, non utilizzarono la casa come abitazione, bensì come osteria. Servivano il cosiddetto “Zehentwein”, ossia il vino che i contadini fornivano loro come pagamento dei tributi. Per non disturbare il riposo notturno della canonica e dei prevosti del duomo, l’osteria, in teoria avrebbe dovuto chiudere all’imbrunire, con il divieto, tra l’altro, di non poter accendere alcuna luce. Tuttavia, questa regola non fu sempre rispettata e nella „Kapitelschenke“ (osteria del Capitolo) si continuava a bere al buio. Da qui il nome arrivato fino ad oggi.

Bressanone è raggiungibile in auto attraverso l’A22 Modena – Brennero ma il modo più comodo è sicuramente con il treno. I treni DB-ÖBB EuroCity permettono di raggiungere l’Alto Adige da Bologna (in estate anche da Cesena e Rimini), Verona e Venezia. Da Verona dalle 9 del mattino fino alle 17 parte un treno ogni due ore. Maggiori informazioni su https://www.bahn.de/micro/view/brenner/index.shtml

Per le info su Bressanone:

Bressanone Turismo, Viale Ratisbona 9, 39042 Bressanone, Tel. +39 0472 836401, Fax +39 0472 836067

Per tutte le informazioni sulla Valle Isarco:

Valle Isarco Marketing Bastioni Maggiori 26a, I-39042 Bressanone (BZ) Tel. +39 0472 802 232 info@valleisarco.com

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