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La storia surreale del Partizan Kostajnika e del suo campo: una porta in Croazia e l’altra in Bosnia. E ai raccattapalle serve il passaporto…

Attacco in Bosnia e contropiede in Croazia. Con raccattapalle a bordocampo muniti di passaporto per recuperare la sfera finita nel territorio dell’Unione Europea: a scopo precauzionale, intendiamoci. Benvenuti nel fantastico mondo del Partizan di Kostajnica, piccola squadra bosniaca che milita nella Lega Regionale. Una realtà romanzesca che si ripete ogni domenica per i giocatori, con una porta in Croazia – dove sono collocate anche le panchine – e una in Bosnia-Erzegovina, che ospita per tre quarti il terreno di gioco. Ma non basta. La regione nella quale sorge il piccolo stadio è quella della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba. E, ovviamente, non va tralasciato il particolare che la Croazia fa parte dell’Unione Europea, la Bosnia no. Guai a dimenticare il passaporto, insomma, una raccomandazione che vale per i tifosi e per i calciatori. “Chi è deputato a riprendere il pallone quando finisce in terra croata – quindi nell’Ue – lo porta con sé”, sottolinea il presidente del Partizan, Zoran Avramovic, che poi rivela: “La polizia di frontiera croata non ha ancora chiesto il passaporto ai giocatori, ma l’ha fatto con alcuni contadini vicini al campo”. Per fortuna, insomma, i calciatori sono esentati e “non giocano col passaporto nei calzoncini”: ammettiamolo, non sarebbe il massimo della comodità per chi deve correre 90 minuti più recupero. “Prima della divisione dei Balcani in singoli Stati nazionali – ricorda Avramovic – giocavamo nella Lega Regionale di Zagabria, contro squadre come lo Slaven Belupo: questo ci ha permesso di avere buone relazioni con la Croazia e i croati”. Una storia di ordinaria amministrazione surreale, figlia della dissoluzione della Jugoslavia, che proprio 25 anni fa giocava la sua ultima partita: era il 13 novembre 1991 quando i “brasiliani d’Europa” – come venivano soprannominati gli jugoslavi – scendevano in campo al Prater Stadion di Vienna, battendo 2-0 l’Austria. Era la gara che chiudeva il girone di qualificazione e la squadra allenata da Osim, che allineava tra gli altri Mihaijlovic e Savicevic – autore di uno dei due gol – conquistava così il pass per gli Europei del ’92, precedendo di un punto la Danimarca in classifica. Da lì a qualche mese sarebbe scoppiato il sanguinoso conflitto nei Balcani e la Jugoslavia sarebbe stata estromessa dalla competizione a favore proprio dei danesi, ripescati in extremis e vincitori a sorpresa della manifestazione.