Clamoroso allo Scida. Tanto per fare il verso al famoso “Clamoroso al Cibali” dell’indimenticabile Sandro Ciotti, durante la radiocronaca di un altro scivolone storico dell’Inter in quel di Catania, 4 giugno 1961: 2-0 per gli etnei, timbrato da Castellazzi e Calvanese. Ieri 2-1 a Crotone con doppietta di Falcinelli, una breve parentesi nelle giovanili nerazzurre: nemesi perfetta. A distanza di 56 anni, dunque, la Beneamata resta il comune denominatore di due risultati a sorpresa, o se preferite di due imprese di una “piccola” contro una “grande”, o se volete di due cadute omeriche di una squadra blasonata. Che però è sempre la stessa. E forse non è un caso che sia la Pazza Inter. Con una differenza però. Quella si apprestava a diventare “la Grande Inter“, destinata a dominare in Italia, in Europa e nel Mondo. Questa, made in China, brancola nel buio e non si capisce dove vada. Se aggiungiamo che l’ultima sconfitta in Calabria dei nerazzurri risaliva all’ottobre 2000 a Reggio – la recita finale di Lippi con l’invito a Moratti a prendere i giocatori a calci nel sedere – allora si capisce che Pioli deve preoccuparsi eccome. E non solo perché sabato a pranzo c’è il derby, con il Milan avanti di 2 punti e pimpante, nonostante l’affannata caccia al closing. Scivolata al settimo posto dopo aver cullato addirittura il sogno Champions – che manca dal 2012 – l’Inter ha collezionato un punto nelle ultime 3 partite: pari opaco in casa del Torino e ko a San Siro con la Sampdoria prima del tracollo di Crotone. Come da tradizione, è riuscita ad attorcigliarsi su se stessa in maniera inspiegabile proprio dopo il roboante 7-1 con la rivelazione Atalanta, che sembrava far presagire un gran finale. Invece la squadra vede le streghe e anche il preliminare di Europa League sembra una chimera. Suning, che promette un mercato da mille e una notte, sbuffa e di fronte all’ennesimo fallimento potrebbero cadere diverse teste. Pioli 640x360Quella del tecnico, ad esempio, ora in affanno, accusato di essere allergico alle grandi sfide. Un rilievo non da poco se guidi l’Inter. Non è un mistero che Mr Zhang farebbe follie per arrivare ad Antonio Conte, che però ben difficilmente lascerà il Chelsea, vicino a vincere la Premier League. L’alternativa è quel Diego Pablo Simeone mai dimenticato dalla Milano Nerazzurra: peccato sia sotto contratto con l’Atletico Madrid e non avrebbe alcuna intenzione di lasciare i Colchoneros. Che fare allora? Tenere un tecnico traballante – nonostante le rassicurazioni dei dirigenti – o tentare una nuova strada, perlomeno rischiosa, dopo il flop De Boer? Anche perché sarebbe l’ennesimo allenatore sacrificato sull’altare della delusione dopo Mourinho, l’eroe del Triplete: dal 2010 in panchina si sono avvicendati Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini bis e l’enigmatico olandese, oltre alla breve parentesi Vecchi. Tutti divorati dal Moloch nerazzurro. Per non parlare delle decine di giocatori presi e scaricati con una rapidità impressionante. Dell’ultima infornata Joao Mario e Gabigol – 75 milioni in due – dovevano essere il fiore all’occhiello: ma il portoghese, che in nazionale gioca sulla fascia – territorio di Perisic e Candreva – si sta immalinconendo in panchina, mentre il funambolico brasiliano finora è una comparsa. Banega ha deluso, il solo Candreva ha il posto fisso, ma da tempo è opaco, Ansaldi ha dato poco. Nel frattempo Icardi si è eclissato, Perisic si è spento e Kondogbia ha perso smalto. Unica attenuante l’assenza di Gagliardini, uscito per infortunio contro la Sampdoria sull’1-0 per l’Inter. Il giovane ex atalantino è sicuramente un ottimo giocatore, che aveva dato equilibrio, ma non ha ancora le stimmate del fuoriclasse. Per questo servirebbero almeno un paio di campioni di personalità, quella che difetta all’Inter. ZhangEd è ora che la società, chiamata a riportare in alto l’Inter dopo l’interregno di Thohir, programmi con serietà e lucidità, arruolando un Direttore Generale “forte”. Via Pioli? Allora si scelga subito il nuovo allenatore e con lui si progetti la squadra a tavolino, individuando le giuste pedine per rinforzarla, Europa o non Europa. Si vuole continuare con Pioli? Si dia fiducia vera al tecnico e si parli chiaro e tondo alla squadra: “Lui sarà certamente qui il prossimo anno, voi vedremo”. Il bivio è vicino, per l’Inter non esiste una via di mezzo. Come sempre.