Guai a pensare che l’agricoltura non sia un asset strategico per il Paese. Il grido di allarme arriva dall’Assemblea Nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori che si è riunita il 15 novembre a Roma. L’emergenza terremoto esige misure straordinarie per gli agricoltori colpiti: in pochi secondi è stato bruciato oltre un miliardo di euro in territori a fortissima vocazione rurale. Ma tutto il settore primario si muove ancora a meno del 50% del suo potenziale. Secondo il presidente della Cia, Secondo Scanavino, il settore agricolo, con poche misure mirate, è nelle condizioni di raddoppiare il proprio valore complessivo e garantire almeno 100 mila nuovi posti di lavoro. ‘Al Governo chiediamo di semplificare e di ridurre il peso della burocrazia. Molti giovani hanno paura ad aprire un’impresa – ha proseguito Scanavino davanti ai ministri Poletti e Martina – e di un codice unico delle norme che regolano il settore agricolo’. Infatti ‘E’ tempo di cambiare’ lo slogan scelto per questa Assemblea. E si deve partire proprio da gravi vizi strutturali del settore: il turn-over nei campo è fermo a 5 titolari di azienda under 40 ogni 100 under 65.

Dalla Cia sono arrivati i numeri riguardanti il settore: 165 miliardi il valore complessivo della produzione e 38 miliardi il traguardo dell’export a fine 2016. Buone performance, ma ancora lontane da quelle fatte registrare dagli altri competitor europei. Colpa anche dell’assenza di una strategia organica per aggredire i mercati stranieri. Basta pensare che a fronte di una produzione nazionale che vanta oltre 5.847 prodotti tra cibi tradizionali e denominazioni di origine, l’Italia porta sulle tavole dei consumatori internazionali non più di 200 ‘veri’ prodotti del Made in Italy. La cifra mossa dal nostro export è ancora bassa rispetto a un potenziale pari almeno a 70 miliardi di euro. Dall’Assemblea nazionale della Cia è emersa la volontà di riformare il modello attuale su cui viaggia il settore, imprimendo una forte accelerazione: snellendo le tempistiche di approvazione di norme e misure, facilitando l’accesso al credito, creando strumenti assicurativi per un’attività esposta a continui rischi commerciali e climatici, stipulando contratti che meglio distribuiscano il valore lungo la filiera.

Non mancano i luoghi comuni da sfatare sull’agricoltura italiana, che ne condizionano fortemente l’immagine. Questi i principali elencati dalla Cia:

‘L’Agricoltura ha un alto impatto ambientale’. In realtà il settore oltre a fornire un contributo insostituibile alla costruzione del paesaggio, mitiga l’effetto serra.

‘Il successo del km 0’. Raccontata come la panacea alla crisi commerciale dell’agricoltura, oggi genera meno dello 0,4% del fatturato complessivo.

‘Il boom dei giovani’. Il ricambio generazionale è fermo al 6% e su ogni 100 iscritti alle Facoltà di Agraria, solo 2 studenti approdano alla laurea.

‘C’è troppa chimica’. L’Italia è il paese in cui si effettuano i più rigorosi controlli sulla salubrità dei prodotti agricoli e alimentari, abbiamo oltre 60 mila aziende agricole che producono in regime ‘bio’.

‘La piaga del capolarato’. A fronte di un numero sporadico di casi, oltre un milione di imprenditori agricoli sono in regime con le attuali norme sul lavoro nelle aziende.

Dall’Assemblea di Roma è arrivata la creazione del ‘Network dei Valori’, dedicato a oltre 800 mila aziende agroalimentari italiane . Si tratta di creare accordi sinergici ben codificati tra l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la logistica e gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari per portare il cibo di qualità dai campi ai consumatori con un codice di tracciabilità da apporre sulle confezioni.

Intervista al presidente della Cia, Secondo Scanavino:

 

Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali: