Uscire dal campo vincitore, pur non avendo vinto. Con quel sorriso da buon romagnolo e il tratto dell’uomo gentile, Azeglio Vicini è uno squarcio di azzurro intenso in uno dei periodi più bui della storia della Nazionale, senza presidente, senza Ct, senza Mondiale e con un commissario in arrivo. Lui che è stato il Ct delle Notti magiche, apprezzato e benvoluto, come testimoniano gli innumerevoli messaggi di cordoglio e affetto, seguiti alla notizia della sua scomparsa, avvenuta ieri sera a Brescia: classe 1933, a marzo avrebbe compiuto 85 anni. Azeglio Vicini 1962Se sei rimasto nel cuore di addetti ai lavori e tifosi, allora significa che salire sul gradino più alto del podio è molto, ma non è tutto. Alla sua carriera da tecnico federale è mancato solo il punto esclamativo, sfumato due volte ai rigori e andato a sbattere contro un palo, quello che ha chiuso l’avventura azzurra di Vicini nel 1991. Una vita nel calcio, iniziata in campo e proseguita brillantemente in panchina. Vicenza, Sampdoria e Brescia le sue tappe nella carriera da calciatore, un buon centrocampista. Gli anni migliori in maglia blucerchiata, vestita per sette stagioni in serie A, dal 1956 al 1963. Gli ultimi tre sono con le Rondinelle, fino al 1966. L’anno dopo inizia ad allenare, proprio a Brescia, per una sola stagione. Nel 1968 entra nel settore tecnico federale, ma deve aspettare 7 anni per vedersi affidato il primo incarico, l’Under 23, guidata nel 1975-76. Quindi si apre il decennio targato Under 21, serbatoio della nazionale maggiore di Enzo Bearzot. Le soddisfazioni non mancano, ma l’apice viene raggiunto nell’ultimo biennio: è l’infornata straordinaria dei vari Zenga, Maldini, Mancini, Vialli, Giannini, Donadoni, Ferri, De Napoli. La squadra gioca un calcio d’attacco, i tifosi la seguono con passione. La doppia finale è con la Spagna: non sarà l’unico punto di contatto “sfortunato” tra Vicini e la triste attualità… All’andata, allo stadio Flaminio di Roma strapieno, finisce 2-1 per gli azzurrini: al vantaggio delle Furie Rosse firmato da Caldere rispondono Vialli e Giannini con una grande punizione, ma l’Italia sbaglia ripetutamente il colpo del ko. Al ritorno, in terra iberica, stesso risultato, ma a parti invertite, nonostante la squadra di Vicini giochi una grande partita. Si va ai rigori, amari per noi, come spesso accaduto. Ma l’avventura di quel gruppo non finisce lì: Vicini prende il posto di Bearzot alla guida della nazionale maggiore dopo il fallimentare mondiale messicano e porta con sé la sua banda. Primo obiettivo la qualificazione agli Europei in Germania dell’88, per nulla scontato: allora veniva promossa una squadra e l’Italia aveva spesso mancato l’appuntamento. L’avversaria degli azzurri è la Svezia, fortissima, non la versione sbiadita che ci ha sbattuto fuori dal Mondiale a novembre. La sfida decisiva è a Napoli e l’Italia si impone 2-1 con doppietta dello scatenato Vialli. In terra tedesca la squadra si comporta benissimo: pareggia con i padroni di casa e batte la Spagna e la Danimarca. Si arrende in semifinale alla fortissima Urss di Lobanowskyj, poi piegata in finale dall’Olanda dei milanisti Gullit e Van Basten. Nessuna delusione, però, la squadra gioca un calcio brillante, tutti esprimono giudizi lusinghieri sugli azzurri, che sono tra i favoriti per il Mondiale di due anni dopo in casa. Nel frattempo sorge l’astro di Roberto Baggio e Vicini inizia ad inserirlo nel gruppo in vista della kermesse iridata. Marino è il quartier generale azzurro, alle porte di Roma, dove sono in programma le tre partite della prima fase. Italia-Austria è l’incipit delle Notti Magiche intonate da Bennato-Nannini e simboleggiate dagli occhi spiritati di Totò Schillaci, l’eroe che non ti aspetti. Vicini 4Inizialmente Vicini punta sul tandem d’attacco Vialli-Carnevale, ma nessuno dei due è al meglio. Gli azzurri dominano la partita, ma il gol non arriva, finché non entra l’attaccante della Juventus, che la risolve a pochi minuti dalla fine. Con gli Stati Uniti deciderà il Principe Giannini in una gara però opaca e con la Cecoslovacchia il ct cambia in avanti: subito dentro Schillaci e Baggio. Il primo apre le marcature, l’altro chiude la gara dopo una serpentina che manda in visibilio l’Olimpico. Si resta a Roma e l’ostacolo successivo e il rognoso Uruguay, liquidato dal solilto Totò e Serena. Ai quarti, ancora all’Olimpico, ecco l’Eire: risolve, come da copione, Schillaci. Ora ci tocca l’Argentina, ma al San Paolo di Napoli, il feudo di Maradona, che infatti si appella ai suoi tifosi: “Si ricordano di voi solo ora”. La sottile guerra psicologica ha i suoi effetti. “Eravamo abituati alla bolgia dell’Olimpico, ci accorgemmo subito che non era la stessa cosa” dirà poi capitan Bergomi. L’Italia però arriva alla sfida con credenziali di tutto rispetto: 5 vittorie su 5 e Zenga ha ancora la porta inviolata. Basterà un gol per mandare all’aria il sogno mondiale di Vicini e dei suoi ragazzi, nonostante il vantaggio firmato ancora da Schillaci. Ma il ct commette un errore: questa volta con Totò inizialmente non c’è Baggio, il tecnico preferisce ridare fiducia a Vialli, che però non la ripaga. Forse gli azzurri credono che sia già fatta, confidano molto nella difesa di ferro. Così è sufficiente una giocata di Diego per Caniggia e, complice l’uscita a vuoto di Zenga, l’Italia subisce il primo gol del Mondiale. La porta avversaria sembra stregata, Goycochea para tutto e ancora una volta il destino di Vicini è affidato al dischetto, fatale come in Spagna 4 anni prima. La finale vola via tra le lacrime, resta un terzo posto conquistato a Bari ai danni dell’Inghilterra, sconfitta 2-1 dai gol di Schillaci e Baggio: chissà se avessero giocato dall’inizio con l’Argentina… La delusione è fortissima, ma il presidente federale Matarrese concede un’altra chance a Vicini: deve conquistare la qualificazione agli Europei del 92 in Svezia, che stavolta non porta fortuna al ct. Nel girone non va tutto a gonfie vele, eppure l’Italia ha l’ultima occasione per ottenere la promozione: 12 ottobre 1991, serve la vittoria a Mosca contro l’Urss padrona di casa. La fortuna, però, volta ancora le spalle a Vicini: Rizzitelli colpisce un palo clamoroso, la gara finisce 0-0 che significa addio Svezia. Per il tecnico è il congedo dall’azzurro, al suo posto arriva Arrigo Sacchi, profeta del Milan euromondiale. Anche per l’uomo di Fusignano, curiosamente, zero tituli e sogno mondiale sfumato sempre ai rigori con il Brasile a Usa 94. Ma questa è un’altra storia. Vicini 3 640x401Quella di Vicini, premiato con la Panchina d’Oro alla carriera nel 91 e con la Panchina d’oro speciale nel 2011, proseguirà con due brevi esperienze alla guida di Cesena e Udinese. In Federcalcio ricopre  il ruolo di presidente del Settore Tecnico di Coverciano e direttore della Scuola Allenatori, prima di essere rilevato da Roberto Baggio. Tutti i suoi ragazzi hanno voluto ricordarlo, anche quel Mancini che con Vicini era stato polemico per gli zero minuti disputati a Italia 90. “Ho perso un padre” il ricordo commosso di Schillaci. In memoria di Vicini sarà osservato un minuto di raccoglimento su tutti i campi di calcio. Hector Cuper, altro tecnico mai baciato dalla fortuna nei momenti decisivi, ama ripetere che “arrivare in fondo è un merito, vincere spesso è legato ai dettagli”. Può darsi anche che sia la spiegazione dei perdenti, ma di certo non mente e non cancella le capacità e la bravura di un galantuomo. Prima di far calare il sipario, torniamo al punto di partenza, come in un Gioco dell’Oca azzurro. Fate caso alle incredibili coincidenze che segnano la carriera di Azeglio Vicini e la triste attualità della nazionale: Spagna, Svezia, Mosca. Ma le cadute gloriose di ieri, oggi sono le tappe di una Caporetto infinita e senza dignità. Com’è lontana Italia 90.

 

 

 

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