Piuttosto che strappare ulteriore spazio al verde, riconvertire aree già cementificate ma in disuso. Sembra un concetto di buonsenso, eppure non è quello che succede di solito ed il consumo del suolo procede ogni giorno con una voracità che dal secondo dopoguerra – quando poteva anche essere comprensibile – non si è mai frenata.  In una lettera al governo, i presidenti di WWF Italia, Legambiente, LIPU, Slow Food, Touring Club Italiano, Coldiretti, FAI e Istituto Nazionale di Urbanistica chiedono che il contenimento del consumo di suolo, a vantaggio di un riuso del terreno edificato, diventi legge entro fine legislatura.

ecomostroIl relativo disegno di legge è al vaglio del Senato da un anno e mezzo, dopo aver trascorso tre anni e tre mesi a Montecitorio per l’approvazione della Camera. L’esortazione non giunge a caso, ma coglie l’apertura offerta recentemente dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e, in modo ancora più esplicito, dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini agli Stati generali del paesaggio, quando ha affermato: “Basta con lo spreco di suolo; la Costituzione tutela il paesaggio”. (CLICCA QUI)

“Salutiamo con favore e speranza le dichiarazioni pubbliche. Il nostro Paese non può continuare a limitarsi a registrare un preoccupante e persistente consumo del suolo senza dotarsi di uno strumento normativo che eviti nuovi sfregi al territorio italiano – scrivono gli esponenti delle otto organizzazioni -. Dal secondo dopoguerra ad oggi sono stati intaccati circa 21.000 chilometri quadrati del territorio italiano; da 167 metri quadrati pro-capite edificati del 1950 siamo passati a quasi 350 metri quadrati pro-capite nel 2013″.

Il disegno di legge deriva da una prima iniziativa governativa della fine del 2012, nella passata legislatura, ed è stato integrato e riproposto in questa legislatura. Ma come detto, l’iter è lento. Attualmente sono in discussione, nelle commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato, delle modifiche al testo considerate migliorative dalle associazioni. Se accolte permetteranno al Paese di dotarsi davvero di una legge che riconosce il suolo quale bene comune e risorsa limitata, e favoriranno la rigenerazione urbana invece che il consumo di suoli agricoli o verdi.

La finestra temporale per concludere l’iter ed arrivare a convertire il ddl in legge appare stretta. Secondo le otto organizzazioni non è un’impresa impossibile, ma presuppone che nel patto tra il governo ed i due rami del parlamento sui disegni di legge da approvare a fine legislatura ci sia anche il contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato, che dopo le modifiche del Senato deve essere riapprovato senza modifiche dalla Camera.