Quella tra la Marsica e Roma non è solo una vicinanza geografica. La storia nei secoli ha dimostrato un legame che va al di là della vicinanza geografica. I Cunicoli di Claudio ed Alba Fucens sono la dimostrazione di questa vicinanza. A sud di Avezzano, ai piedi del Monte Salviano, si trovano i Cunicoli di Claudio. Ma cosa sono i Cunicoli di Claudio? Si tratta di un’opera costituita da un lungo canale sotterraneo, sei cunicoli di servizio inclinati e trentadue pozzi, che l’imperatore Claudio fece costruire tra il 41 e il 52 d.C. per regolare i variabili livelli del lago del Fucino, salvaguardando così i paesi dalle inondazioni e bonificando i terreni fucensi rendendoli coltivabili. La galleria sotterranea, lunga 5.653m, ha una sezione variabile da 5 a 10 m² con un dislivello pari a 8,44 metri. La galleria, che fino all’inaugurazione del traforo ferroviario del Frejus nel 1871 è stata la più lunga mai realizzata, attraversa il Monte Salviano fino a confluire nel fiume Liri sul versante opposto della montagna, sotto il borgo antico di Capistrello.

Le fonti antiche, tra cui Tacito e Plinio, riportano che Traiano (98-117 d.C.) lo fece spurgare e Adriano (117-138 d.C.) fece eseguire lavori di miglioramento e l’emissario riprese e mantenne funzione almeno fino al VI secolo facendo restringere di circa 6 mila ettari la superficie lacustre. Negli anni a seguire l’opera venne trascurata e l’acqua del Fucino si riprese ciò che l’uomo gli aveva tolto. I lavori per prosciugare nuovamente il Fucino nella seconda metà dell’Ottocento grazie al re di Napoli, Francesco I. Si deve al duca Alessandro di Torlonia la prosecuzione dei lavori, il progetto venne ampliato e si scavò un’ulteriore galleria più bassa e con una sezione maggiore, seguendo l’andamento claudiano. I lavori si conclusero nel 1870 a opera di due ingegneri: lo svizzero E. S. Bermont e il francese Alessandro Brisse. Il Fucino assume così l’aspetto attuale, una piana usata per l’agricoltura. A nord-ovest del Fucino si trova su una collina a circa 1.000 metri di altitudine ai piedi del Monte Velino Alba Fucens. Fondata dai Romani intorno al 304-303 a.C., la colonia di Alba Fucens fu un’importante alleata della madrepatria. Abitata all’inizio da circa seimila persone, vide accrescere la sua importanza nel corso del tempo. La colonia, posta sulla Via Valeria, era circondata da quasi tre chilometri di mura difensive e da quattro porte di accesso. Dopo avere partecipato alla Seconda guerra punica, inviando soldati contro Annibale, fu ritenuta una città fedele a Roma. Questo fu probabilmente il motivo per cui Alba Fucens conobbe un lungo periodo di prosperità e ricchezza.

La crisi e la decadenza della colonia iniziano nel III sec. d.C. e si accentuano nel VI sec. In seguito ad alcuni eventi sismici e le frequenti invasioni barbariche che comportarono, l’abbandono progressivo della città. In seguito al fenomeno dell’incastellamento feudale, nel IX sec. troviamo l’abitato concentrato sull’acropoli dove intorno al castello si formerà il villaggio medioevale. Il borgo nel 1268 venne distrutto da Carlo D’ Angiò nell’ambito degli eventi che seguirono la battaglia contro Corradino di Svevia che si svolse nei piani Palentini. Dopo questo evento Alba cominciò a perdere importanza come centro della Marsica, con il centro del potere spostato a Tagliacozzo. La fine del borgo medioevale fu determinata dal terremoto del 1915, che sorprese nella mattina del 13 gennaio gli abitanti facendo molte vittime e riducendo il paese a un ammasso di macerie. Oggi il borgo e’ ancora un cumulo di ruderi, anche se alcuni edifici come la chiesa di S. Nicola ed il castello degli Orsini si distinguono particolarmente bene (visita i monumenti), tuttavia , ultimamente, una piccola parte di esso è stata restaurata.

La città è racchiusa entro una cinta muraria lunga circa 2,9 km conservatasi in gran parte fino ai giorni nostri. Si segnala la presenza di una sola torre e di due bastioni a protezione di tre delle quattro porte principali. Nel centro dell’abitato era situato il forum (142 m di lunghezza per 43,50 di larghezza), su cui si affacciavano i più rappresentativi edifici pubblici cittadini: la Basilica, dove si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia, edificata con ogni probabilità fra la fine del II secolo a.C. e i primi decenni del secolo successivo; il macellum o mercato, della stessa epoca e, contigue ad esso, le terme, costruite in età tardo-repubblicana, ma ampliate in epoca imperiale. Queste ultime erano decorate con preziosi mosaici raffiguranti scene e soggetti marini. Ad Alba Fucens era presente anche un anfiteatro, di forma ovale che misura 96 metri per 79, e numerose case appartenenti al patriziato locale, fra cui una villa nota come Domus che, secondo un’ipotesi suggestiva, non corroborata da fonti, dovette essere di proprietà del Prefetto del Pretorio Quinto Nevio Sutorio Macrone, vissuto durante il regno dell’imperatore Tiberio.

Numerosi erano anche gli edifici religiosi sia nel centro urbano (Tempio di Iside, Sacrario di Ercole, ecc.) che sulla collina situata all’estremità occidentale dell’abitato. Quest’ultima era occupata da alcuni luoghi di culto, fra cui un tempio dedicato ad Apollo, trasformato in chiesa cristiana e ampiamente ristrutturato in età medievale, noto come la chiesa di San Pietro che contiene antiche colonne ed alcuni mosaici di fine fattura cosmatesca. È l’unica chiesa monastica in Abruzzo in cui la navata centrale è separata da quelle laterali da antiche colonne. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1915, è stata oggetto negli anni cinquanta di uno dei migliori restauri mai effettuati precedentemente, attraverso un’anastilosi quasi completa, guidata da Raffaello Delogu.

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