anteprima vini degustazioneDOC, IGP, DOCG sono tutte sigle che vediamo quotidianamente in tv, nei negozi, sui banchi dei supermercati. Ma in realtà cosa sono? Si tratta delle sigle dei privilegi in etichetta per alcuni prodotti alimentari che seguono il “Disciplinare” che indica quali sono le linee guida a cui si devono attenere i produttori di una determinata zona delimitata, regionale o molto più spesso locale per avere in etichetta la menzione.
La legislazione a difesa dei prodotti tipici così come la conosciamo oggi nella concezione moderna, nasce nella Francia a cavallo tra fine ottocento e inizi novecento.  Agli inizi del XX secolo furono emanati i disciplinari a difesa della produzione del cognac prima e a seguire del prosecco. La legge nazionale francese ha istituito la denominazione di origine nel 1937. In Italia la prima norma per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini è del 12 luglio 1963 con il D.P.R. Numero 930. Da questo decreto nascono le norme generali a cui poi le regioni faranno riferimento per l’emanazione dei singoli disciplinari. La legge è stata poi riformata negli anni per adeguarla alle nuove esigenze commerciali, con un’ultima modifica nel 2010, ma mantiene i principi generali che la ispirarono negli anni sessanta. La legge prevede anche l’istituzione di un comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine che indichi le linee guida e controlli i vari disciplinari approvati dalle regioni e fissa le norme generali per la violazione delle norme, contro le frodi e la concorrenza sleale.

In generale il disciplinare regola per i produttori le caratteristiche topografiche e di produzione di un determinato vino. Queste sono:

  •  La zone specifica geografica di produzione, con l’indicazione esatta di quali sono i limiti della zona.
  •  I vitigni autorizzati alla produzione del vino protetto dal disciplinare, con riferimento all’iscrizione agli appositi albi.
  • La natura e tipologia del terreno su cui si coltivano i vigneti autorizzati, ivi incluse le altitudini.
  • Le rese delle uve per ettaro e delle uve in vino per proteggere la denominazione da un eccessivo sfruttamento e quindi decadimento qualitativo.
  • Le tecniche di vinificazione e di invecchiamento.
  • Tutte le caratteristiche del vino finito, includendo il grado alcolico minimo, quello zuccherino altrimenti detto estratto secco, l’acidità e le proprietà organolettiche.
  • Eventuali indicazioni aggiuntive di specificità come vigna, riserva, classico, vendemmia tardiva, ed altri che possono indicare la tipologia del vino.
  • Tutte le menzioni da indicare in etichetta.

vino 01Ma vediamo nello specifico i vari marchi di tutele.

La Denominazione di Origine Controllata (DOC) è un marchio che indica la zona delle uve raccolte ed utilizzate per la realizzazione di un determinato vino. Naturalmente, si tratterà di un contenuto di alta qualità, che dovrà rispettare dei criteri di produzione come gradazione, caratteristiche organolettiche e affinamento in botte stabiliti dal Decreto Ministeriale potendo così ottenere la dicitura DOC.

Con DOCG, invece, si intende la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, un marchio che identifica la provenienza geografica di un vino e che può essere attribuito soltanto a quei vini di particolare pregio che, da almeno 5 anni, sono classificati come DOC. Più rigidi sono i vincoli da rispettare prima dell’imbottigliamento, tra i quali un rigido controllo chimico-organolettico e un’analisi sensoriale messa in atto da una commissione di esperti. Il nome della DOCG deve obbligatoriamente essere indicato sull’etichetta della bottiglia. A oggi sono 76 i vini italiani che possono fregiarsi di questa indicazione, con le oltre 300 DOC.

La denominazione IGT, Indicazione Geografica Tipica, è usata per indicare i migliori vini da tavola ottenuti da aree di produzione più ampie rispetto ai vini DOC e DOCG, ottenuti da uve determinate, provenienti da territori ben definiti che a volte interessano più Regioni. L’IGT non può utilizzare il nome di Regioni o zone utilizzate per le DOCG o le DOC. Il vitigno può essere menzionato unicamente quando la zona vitivinicola è di dimensioni significative.
Dall’11 maggio del 2010, con il Decreto Legislativo Numero 61 che adegua la normativa italiana alla Legge comunitaria 2008, le categorie DOC e DOCG rientrano nella denominazione europea DOP, Denominazione di Origine Protetta, mentre quella IGT rientra nell’IGP, Indicazioni Geografiche Protette.