La sfida era doppia: ridurre la povertà rurale in Africa – contrastando così anche l’immigrazione irregolare e i drammi che ne conseguono – e promuovere l’uso sostenibile delle risorse naturali. Dopo quasi un anno di lavoro, si è appena concluso il progetto Energia per restare, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo in cinque villaggi del Senegal e realizzato in partenariato con Enea e Cultivert, con il coordinamento di Green Cross Italia. Ne avevamo parlato su Wepress: LEGGI QUI

Energia-per-restare-07

Foto di Tafzion Prod / Green Cross

L’intervento ha consentito l’introduzione di sistemi agricoli innovativi e sostenibili, in linea con le esortazioni rimarcate nella Giornata mondiale dell’alimentazione appena celebrata: cambiamo il futuro delle migrazioni, e investiamo nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale. Sono sfide fondamentali per il futuro del Pianeta, ma è quando le si riporta alla vita quotidiana delle persone, che se ne comprende appieno l’importanza.
Aisha ha due figli, suo marito è emigrato e di lui non si hanno più notizie. Con la nuova rotazione delle colture, introdotta grazie al progetto Energia per restare, ha di che sfamare i suoi bambini e quello che non consuma lo vende al mercato. Anche Amina adesso può mandare i figli a scuola: i pannelli fotovoltaici installati sul suo campo alimentano le pompe per l’irrigazione e così Dianaba e Lamine non devono più raccogliere l’acqua per annaffiare.

Il progetto ha coinvolto circa 2.000 senegalesi, in un Paese messo alla prova dai cambiamenti climatici, dove la produzione alimentare delle comunità rurali è incostante ed in alcuni anni arriva a calare del 50-60 per cento. In particolare, i cinque villaggi si trovano nella regione di Matam, nel nord-est del Senegal, colpita negli ultimi 20 anni da una forte carestia, da dove i giovani fuggono alla ricerca di un lavoro.

L’intervento di Energia per restare è forse qualcosa di più di “una goccia nel mare”, e ha raggiunto l’obiettivo: migliorare produzione e reddito di tante famiglie di piccoli coltivatori, per la maggior parte donne. Ora, al confine con la Mauritania, 166 pannelli solari pompano l’acqua su 37 ettari di terreno, dando maggiori prospettive di benessere, in grado di contrastare la migrazione irregolare. Dove c’erano campi poco produttivi, oggi crescono carote, verze, melanzane, peperoncini, limoni e mango.

“Con Energia per restare siamo intervenuti in una zona dove è necessario rafforzare la sicurezza alimentare con azioni che affrontano i bisogni immediati e forniscono soluzioni durevoli – spiega Elena Seina, coordinatrice dei progetti Africa di Green Cross –. Quando l’agricoltura diventa resiliente, si costruisce il primo baluardo per prevenire l’emigrazione. Questo è il nostro impegno per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’Onu nell’Agenda 2030; questo è il nostro contributo per ridurre la povertà rurale e promuovere l’uso di risorse naturali sostenibili”.