sala stampa montecitorio 4 4 17Mentre ovunque si parla di transizione alle fonti di energia rinnovabili, di attuazione dell’Accordo di Parigi sul Clima, e si realizzano automobili da corsa a zero emissioni, il 25 per cento della produzione elettrica europea proviene da una fonte energetica obsoleta ed altamente inquinante (anche se più o meno “sporca”, a seconda dei casi): il carbone. Uscire dall’utilizzo del carbone come fonte di energia, per contrastare con forza il cambiamento climatico, è l’istanza rilanciata da WWF, Globe ed E3G, che hanno presentato a Montecitorio uno studio -dello stesso WWF- sul tema. L’uscita dal carbone per la produzione di energia elettrica offre riduzioni di emissioni di CO2 consistenti, rapide ed efficienti in termini di costo – rimarcano gli ambientalisti – e al tempo stesso bisogna investire nell’energia pulita.

 

“L’Italia ha un ottimo contesto di mercato energetico, che le consentirebbe di abbandonare rapidamente il carbone – afferma Chris Littlecott (secondo da destra nella foto) del think tank E3G -, ma finora il governo non si è impegnato in tal senso”.
La nuova strategia energetica nazionale dovrebbe comprendere l’obiettivo di uscire dal carbone entro il 2030 – chiedono le tre organizzazioni – e identificare le politiche per raggiungere tali obiettivi. Rafforzare il principio che ‘chi inquina paga’ – è la via indicata dalla Responsabile Clima ed Energia di WWF Italia, Mariagrazia Midulla (seconda da sinistra nella foto) -, e soprattutto, non finanziare più centrali a carbone.
“Il futuro è nelle rinnovabili, ma nella fase di transizione serve il metano (sì, quindi, al Gasdotto Tap in Puglia)”, rilancia il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci:

La transizione energetica, già avviata a livello internazionale, rischia però di arrestarsi sotto l’influenza della presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti. Il magnate americano si è infatti espresso più volte e in modo deciso in tal senso. “Trump non può fermare la storia – replica Stella Bianchi (al centro nella foto), deputata Pd e presidente dell’intergruppo parlamentare per il clima Globe Italia -. La convenienza economica è ormai su altre fonti di energia e la tecnologia va in quella direzione. Non sarà un decreto del presidente Trump a rimettere indietro le lancette dell’orologio. Questo non significa che dobbiamo semplicemente rimanere fiduciosi; dobbiamo essere protagonisti, come italiani e come europei, della lotta al cambiamento climatico e fare in modo che la transizione alle energia pulite sia la più rapida possibile”.
Secondo lo studio del WWF, l’introduzione di un meccanismo fiscale con un costo minimo delle emissioni di CO2 di 20 euro a tonnellata -fino ad arrivare a 30 euro nel 2022- permetterebbe di ridurre le emissioni del settore termoelettrico, già nel 2020, dell’8 per cento rispetto ad uno scenario di “business as usual”, e di assicurare maggiori entrate per lo Stato pari a 800 milioni di euro l’anno, bilanciando le mancate entrate previste dalla vendita dei diritti di emissioni nell’ambito del meccanismo europeo di Emission Trading. Il provvedimento, incentrato sul principio del “chi inquina paga”, permetterebbe di raccogliere, nel breve periodo, risorse economiche per impostare la crescita e la conversione dei sistemi energetici: nei primi anni il provvedimento avrebbe un impatto paragonabile a circa lo 0,25% delle entrate tributarie nazionali.
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