Per l’Italia, chiudere con l’uso del carbone e raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi (finalizzati a mantenere l’innalzamento della temperatura della Terra entro i 2 gradi centigradi nel 2030) è possibile e vantaggioso. Ne è convinta Legambiente che presenta, in occasione del forum QualEnergia, uno studio realizzato dalla società di consulenza Elemens, e punta ad alzare l’asticella rispetto agli obiettivi fissati dalla SEN (Strategia Energetica Nazionale) da poco varata dal governo.

parco eolico 640x476Lo studio prospetta una riduzione, sempre da qui al 2030, del 55 per cento delle emissioni di CO2, mentre la SEN parla del 40 per cento. Il problema è che, solo per raggiungere il meno ambizioso traguardo governativo, la potenza dell’eolico dovrebbe almeno raddoppiare e quella del fotovoltaico dovrebbe triplicare. Si tratta però di balzi possibili, secondo gli ambientalisti, se cambiano ed accelerano le politiche in materia, con nuovi sistemi incentivanti a lungo termine.

“L’Italia ha tutto l’interesse a stare in prima linea nella sfida della sostenibilità, a vantaggio delle imprese e dei cittadini oltre che dell’ambiente – afferma il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini –. Grazie alle tecnologie di cui disponiamo, possiamo immaginare un futuro fossil free. Un futuro attraente e possibile fatto di case efficienti che si auto-producono l’energia e la scambiano, una mobilità sempre più elettrica e sostenibile con tram, metro e piste ciclabili, un’industria innovativa e un’agricoltura legata al territorio e avanzata nella produzione di biometano. La decarbonizzazione non è solo l’unica strada possibile per combattere i cambiamenti climatici, è anche una grande opportunità di modernizzazione e sviluppo del Paese”.

“Chiunque voglia governare deve prioritariamente lanciare un grande piano ‘clima ed energia’ per la modernizzazione e decarbonizzazione dell’Italia – incalza anche il vicedirettore del Kyoto Club, Francesco Ferrante -. A conclusione della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici si disse di aver messo i combustibili fossili dalla parte sbagliata della storia. E così è, evidentemente, se anche negli Stati Uniti di Trump le centrali a carbone hanno il destino segnato. Ma la strada dell’innovazione, della decarbonizzazione, di un futuro più pulito sembra avere ancora molti ostacoli, specialmente nel nostro Paese dove scelte politiche hanno messo molti bastoni tra le ruote ad imprese, amministrazioni e cittadini che vogliono puntare sulle energie rinnovabili e sull’uso efficiente delle risorse”.

Un grande balzo in avanti viene richiesto al settore dei trasporti, in particolare nel contesto urbano, che dovrebbe orientarsi alla mobilità elettrica, ma anche al settore industriale con un approvvigionamento di energia, in quantità maggioritaria, da fonti rinnovabili, sia da rete pubblica sia da sistemi di auto-produzione; e infine al settore civile, dove gli interventi dovrebbero coinvolgere gli edifici privati e pubblici verso una significativa riduzione dei consumi termici e l’auto-produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili.

“Impianti fotovoltaici ed auto elettriche rischiano di non bastare, se poi non pensiamo al corretto recupero, riciclo e magari riutilizzo di tutti i prodotti che rendono possibili queste tecnologie – aggiunge il presidente di Cobat (consorzio nazionale raccolta e riciclo) Giancarlo Morandi -. L’economia circolare è la base da cui partire se davvero l’Italia vuole ridurre le emissioni di CO2 e creare nuovi posti di lavoro. Il nostro Paese, povero di materie prime, ha tutto l’interesse a recuperare e riciclare quanti più materiali possibile”.