300. Donald Trump, che di mestiere non fa il regista, non pensava ad un remake, ma ad una prima assoluta su Jfk quando annunciava su Twitter la volontà di desecretare gli oltre 3.000 file sul caso entro il 26 ottobre, in base ad una legge del ‘92. Invece il presidente degli Stati Uniti è rimasto a metà strada tra un film di cassetta e un kolossal – o presunto tale – e ha ceduto alle pressioni di Fbi e Cia, non autorizzando la diffusione di 300 file ‘per motivi di sicurezza nazionale’. È vero che i National Archives di Washington ne hanno pubblicati 2.891 e che in 54 anni chissà quanti documenti di reale importanza sul 22 novembre 1963 sono andati – diciamo così – ‘dispersi’, ma chi si attendeva una divulgazione totale sarà rimasto sicuramente deluso. 7A825781 00E8 4363 9B7D EC0587ECA29B 640x425Il giallo principe della storia americana resta tale e forse è destinato a rimanerlo per sempre, tra sospetti, voci, retroscena e ammissioni, ma senza un giudizio definitivo con il bollo dell’ufficialita’. Ad un anno dalla sua elezione alla Casa Bianca, Trump non se l’è sentita di aprire un nuovo fronte interno con i federali e i servizi segreti, che su Dallas avevano mandato messaggi espliciti. E in questi 12 mesi nel menù del presidente tutto è mancato, tranne polemiche, gaffe e attacchi. Quei 300 file, perciò, per ora restano criptati e verranno riesaminati. In linea teorica potrebbero anche essere diffusi nel giro di sei mesi, ma dopo un dietrofront così è difficile credere ad un’inversione di rotta, specie se Fbi e Cia dovessero scovare particolari ‘scomodi’ nelle carte. Tra le mani, quindi, abbiamo solo fuffa? Non del tutto. Il documento più interessante riguarda Lee Harvey Oswald, il 24enne killer di Kennedy, arrestato e ucciso appena due giorni dopo il delitto, in diretta tv, da Jack Ruby in mezzo allo sceriffo e alla polizia. Ebbene, il 24 novembre, in una nota, il capo dell’Fbi, Edgar Hoover, scrive così: ‘La cosa che mi preoccupa è avere qualche elemento per convincere il pubblico che Oswald sia il vero assassino’. Cioè la versione ufficiale della Commissione Warren nel 1964, confermata quindici anni più tardi da un altro comitato parlamentare. 6779D17A 3FC1 4CA7 8882 B9538CCBC840 640x415A proposito dell’ex marine, Hoover annota anche una telefonata ricevuta dall’Fbi a Dallas: ‘Un uomo parlava con voce calma, dicendo che faceva parte di un comitato per far fuori Oswald. Abbiamo avvertito la polizia di Dallas – prosegue Hoover –  e ci avevano assicurato che Oswald sarebbe stato protetto in modo adeguato’. Ma le cose, come sappiamo, non sono filate lisce. Perché? Per ora non è possibile rispondere alla domanda, al di là delle congetture. Non lo sono, invece, i piani dei servizi segreti americani – rivelati dai file pubblicati – per uccidere Fidel Castro o per sabotare gli aerei venduti dal Canada a Cuba. O le mosse di Oswald: la Cia sapeva che aveva incontrato spie sovietiche e cubane a Città del Messico due mesi prima dell’attentato. Non successe nulla però. Come mai?Lo scoprirete nella prossima puntata. Forse.