In vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra in tutto il mondo il 25 novembre, l’Eures offre una fotografia cruda del fenomeno in Italia nel report “Caratteristiche, dinamiche e profili di rischio del femminicidio in Italia”, aggiornato ai primi 10 mesi del 2016. E’ sufficiente una prima veloce lettura dei dati per suscitare in chi cerca di comprendere l’esatta entità del femminicidio – inteso qui  nella sua accezione di casi di omicidio volontario con vittima femminile, nella consapevolezza di come le forme della violenza di genere si declinino in comportamenti e manifestazioni assai più diffusi e diversificati rispetto al solo omicidio (violenza fisica, violenza sessuale, psicologica, verbale, materiale, imposizione di relazioni deprivanti, umilianti e/o destrutturanti, isolamento, screditamento, ecc.) – prima orrore poi indignazione infine riflessione sulle radici della violenza di genere e sulle possibili e necessarie azioni, pubbliche e di comunità: 116 donne uccise, più di una ogni 3 giorni, il 53,4% dei femminicidi si è registrato al nord e il 75,9% in ambito familiare. L’età media delle donne vittime di femminicidio è di 50,8 anni, il 30,2% delle vittime femminili aveva oltre 64 anni, meno di una domma su 10 aveva meno di 25 anni. Le vittime con età media più elevata si registrano nell’ambito di rapporti di vicinato, 72,3 anni, seguito dall’ambito di rapporti economici e di lavoro, 67 anni. L’età media inferiore tra le vittime si riscontra nei casi di omicidio infragruppo, 48,7 anni, seguita dalle donne uccise in famiglia, 51,4 anni, e da quelle uccise dalla criminalità comune, 53,8 anni. La famiglia, 88 donne uccise, è il principale contesto dove matura il femminicidio, 75,9%, seguono a lunga distanza gli omicidi tra conoscenti, 6%, nell’ambito della criminalità comune, 4,3%, scaturiti da conflitti di vicinato, 2,6%, nei rapporti economici e di lavoro, 1,7%, ed inifine per mano di un serial killer, un caso in provincia di Bologna. Il 69,7% dei femminicidi familiari si è consumato all’interno di un rapporto di coppia: 43 le donne uccise dal coniuge o convivente, 15 da un ex coniuge o ex convivente, 2 da un partner non convivente. Analizzando le armi dei  delitti, l’Eures registra la prevalenza di quelle da taglio, 32,8%, seguite da quelle da fuoco, 21,6%. Il 14,7% dei femminicidi nei primi 10 mesi del 2016 è avvenuto per strangolamento, il 10,3% con arma impropria, il 9,5% per soffocamento.

Questi i dati, nudi e crudi, di un fenomeno che, nella sua più larga e comprensiva accezione, è in continua crescita nel mondo (secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su 3, il 35% delle donne della popolazione mondiale, ha subìto nel corso della vita una forma di violenza da parte di un uomo), e in Italia (6 milioni 788 mila donne nel corso della propria vita hanno subìto violenza fisica o sessuale da parte di un uomo, da fonte Istat).

Ma esistono dei campanelli d’allarme da non sottovalutare mai nell’ambito di una relazione? Frasi, azioni e atteggiamenti che sottendono un bisogno/pretesa di esclusività e un’intolleranza per le differenze e per le divergenze che devono mettere in guardia? Questo il decalogo-spia proposto dal Centro Studi Erickson:

  1. La contatta continuamente: telefonate, messaggi, mail: “Hai mangiato?”, “Cosa hai mangiato?”, “Dove sei?”;
  2. Chiede di essere costantemente informato: “Richiamami quando hai finito il pranzo”, Chiamami quando arrivi”;
  3. La accompagna dovunque (ad esempio al lavoro, per negozi, in uffici, ecc.) e si aspetta che lei condivida con lui ogni informazione: “Siamo una cosa sola, tra noi tanto non ci sono segreti”, “Dammi le tue password”;
  4. Sembra essere concentrato esclusivamente su di lei: “E’ meglio che stiamo solo noi due”, “Forse dobbiamo smettere di incontrare quegli amici”;
  5. Organizza il tempo e le attività della coppia in ogni dettaglio: “Ho prenotato questo albergo, non ti ho interpellato perché volevo farti una sorpresa”;
  6. E’ geloso: “Non ti sembra troppo scollato quel top?”, “Avrei scelto una gonna diversa”, “Perché ha salutato il tuo ex?”;
  7. Desidera che lei gli dedichi il suo tempo e la sua attenzione in modo esclusivo: “Perché passiamo così tanto tempo con i tuoi amici?”, “Per me la tua collega non è sincera”, Le sue amicizie e la sua famiglia diventano poco a poco le uniche frequentazioni della coppia;
  8. Trova che lei sia la donna ideale, ma ha atteggiamenti negativi nei confronti delle altre donne: “Tu sei diversa dalla altre, sei seria, non come la mia ex”, “Se è finita con la mia ex è solo per colpa del suo atteggiamento sbagliato”;
  9. Cambia umore all’improvviso: Frequentemente passa dal buon umore a silenzi apparentemente immotivati o all’irritazione per futili motivi: un no della compagna a un suo invito perché è stanca; un ritardo nel telefonargli, una frase che lei ha pronunciato davanti agli/lle amici/che e che lui ritiene ammiccante oppure offensiva nei suoi confronti;
  10. Ha una visione di se stesso come vittima innocente di numerose ingiustizie: Si racconta come persona che nella maggior parte dei rapporti e delle situazioni di vita ha subìto ingiustamente; nelle relazioni con altri/e mostra di avere una bassa tolleranza per le critiche e il disaccordo.

Il 26 novembre a Roma la manifestazione nazionale promossa dalla Rete “Non Una di Meno”, in contemporanea con quelle che si terranno in diverse città italiane. La manifestazione è l’inizio di un percorso che ha come scopo la scrittura di un Piano antiviolenza nazionale femminista a cui si inizierà a lavorare a partire dal 27 novembre, in un’assemblea plenaria che si terrà a Roma.

bannerini-081Un terzo delle donne italiane, straniere e migranti, subisce violenza fisica, psicologica, sessuale, spesso fra le mura domestiche e davanti ai suoi figli,  si legge nella convocazione della manifestazione. Dall’inizio dell’anno decine e decine di donne sono state uccise in Italia per mano maschile. La violenza maschile sulle donne non è un fatto privato né un’emergenza ma un fenomeno strutturale e trasversale della nostra società, un dato politico di prima grandezza che affonda le sue radici nella disparità di potere fra i sessi. Le politiche di austerity e riforme come quelle del lavoro e della scuola, in continuità con quanto accaduto negli ultimi dieci anni, non fanno altro che minare i percorsi di autonomia delle donne e approfondire le discriminazioni sociali, culturali e sessuali.

La violenza attraversa ogni aspetto dell’esistenza, controlla e addomestica i corpi e le vite delle donne: in famiglia, sui luoghi di lavoro, a scuola, all’università, per strada, di notte, di giorno, negli ospedali, sui media, sul web.

La violenza maschile sulle donne può essere affrontata solo con un cambiamento culturale radicale, come ci hanno insegnato l’esperienza  e la pratica del movimento delle donne e dei Centri Antiviolenza, che da trent’anni resistono a ogni tentativo delle istituzioni di trasformarli in servizi di accoglienza neutri, negando la loro natura politica e di cambiamento.

Adesso basta! è il grido che si alza da più parti nel mondo.

In Polonia, in Argentina, in Spagna gli scioperi e le proteste delle donne che si ribellano alla violenza e al femminicidio e lottano per l’autodeterminazione femminile hanno paralizzato interi paesi. I corpi delle donne invadono le strade, costruiscono ponti e narrazioni comuni da una parte all’altra del mondo. La mobilitazione dilaga ben al di là dei confini nazionali e porta alla ribalta la potenza politica delle donne.

Anche a Roma lo scorso 8 ottobre, dopo mesi di mobilitazione, un’assemblea affollata da centinaia di donne ha deciso di scendere in piazza, di riprendere parola di fronte alla strage di donne e alle tante forme di quotidiana violenza.

Questa lotta appartiene a tutte, cancella i confini e non conosce geografie. Va in tal senso rispedita al mittente qualsiasi strumentalizzazione razzista che tenti di ridurre la violenza a un problema di ordine pubblico. Con la stessa forza va denunciata ogni forma di violenza contro lesbiche e transessuali, tesa a imporre un modello eteronormato di società non rispondente né alla realtà né ai desideri delle persone. Se toccano una toccano tutte!

Per queste ragioni il prossimo 26 novembre, in corrispondenza con la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scenderemo in piazza a Roma da tutta Italia dietro lo striscione comune con lo slogan Non Una di Meno!, per una grande manifestazione delle donne aperta a tutt* coloro che riconoscono nella fine della violenza maschile una priorità nel processo di trasformazione dell’esistente.

Il corteo partirà da piazza della Repubblica alle 14, attraverserà le vie del centro di Roma toccando alcuni luoghi simbolici, e terminerà in Piazza San Giovanni. Non saranno accettati all’interno del corteo bandiere, slogan, striscioni istituzionali di organizzazioni di partito e sindacali. L’obiettivo sarà al contrario di articolare, diffondere e comunicare, nel modo più efficace possibile, i contenuti e le parole d’ordine emersi nella costruzione condivisa a livello nazionale e territoriale della mobilitazione. A questo scopo, il blog https://nonunadimeno.wordpress.com/ si mette a disposizione come spazio di confronto e di condivisione di materiali comunicativi e contributi di approfondimento in vista del 26 novembre.

Consideriamo il 26 la prima tappa di un percorso capace di proporre un Piano Femminista contro la violenza  maschile e una grande mobilitazione che affermi e allarghi l’autodeterminazione femminile.

È quindi convocata per il 27 novembre dalle 10, nella scuola elementare Federico Di Donato (via Nino Bixio 83), una nuova assemblea nazionale, articolata per tavoli tematici, definiti nel corso dell’assemblea dell’8 ottobre, e che si concluderà con una plenaria in cui discutere di come dare continuità e respiro al percorso di elaborazione, di confronto e proposta.

#NonUnaDiMeno!