Mai nessuno come lui. Neppure i mostri sacri del passato. Dopo Richmond e Doha, Peter Sagan trionfa anche a Bergen ed entra di diritto nella leggenda del ciclismo, perché è il primo a laurearsi campione del mondo per la terza volta di fila. Sagan apreIl campione slovacco va a fare compagnia a Binda, Van Steenbergen, Merckx e Freire, in maglia iridata tre volte, ma non consecutivamente. In volata non lascia scampo all’idolo di casa, il norvegese Alexander Kristoff, ma da queste parti lo sport conserva ancora i suoi antichi e dimenticati valori, così i 150.000 tifosi presenti hanno fatto festa lo stesso per un evento che ha riportato il mondiale di ciclismo in Europa. Il bronzo va al collo dell’australiano Michael Matthews e l’ideale medaglia di legno al nostro Matteo Trentin. Così l’Italia chiude per la terza volta al quarto posto dal 2010, ma chiude l’appuntamento in Norvegia in maniera lusinghiera dal punto di vista numerico: azzurri in testa per le medaglie vinte, 7: due ori, tre argenti e due bronzi. L’altra faccia della medaglia, è il caso di dirlo, è la squalifica di Gianni Moscon, pure autore di una prova brillante. L’azzurro, caduto a due giri dalla fine, era riuscito a rientrare in gruppo, grazie anche al traino dell’ammiraglia del ct Davide Cassani, scena non sfuggita alle tv. Il ct non ha cercato scuse e si è assunto tutte le colpe: “Il corridore non c’entra”. C’è però un altro azzurro che chiude la giornata, un ragazzo che non c’è più e che Sagan ha voluto ricordare, con affetto e stile, proprio nel momento del trionfo: Michele Scarponi, che oggi avrebbe compiuto 38 anni. “Era una persona speciale – ha sottolineato commosso lo slovacco – non era mai triste, dava sempre un’energia positiva, ci manca”. Non si entra nella storia solo tagliando traguardi a ripetizione nei momenti più importanti. Si entra anche così.