refugee camp collecting water 640x480Nel 1951 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvava la convenzione relativa allo status di rifugiati. Per commemorare l’evento, l’Onu celebra il 20 giugno la Giornata mondiale del rifugiato. “La ricorrenza ci offre l’occasione per riflettere sul dramma di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a fuggire da guerre e da situazioni di gravissima crisi – afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella -. La nostra attenzione e i nostri pensieri devono essere rivolti innanzitutto ai moltissimi che ogni giorno raggiungono le nostre coste. I flussi di profughi e di rifugiati sono realtà quotidiana, non più eventi occasionali, eccezioni dovute a crisi momentanee. Occorre, quindi, che il nostro approccio sappia superare la dimensione emergenziale per elaborare, come già stiamo facendo, sempre più efficaci risposte strutturali e di lungo periodo”.


Negli anni, la Giornata mondiale del rifugiato si è progressivamente legata alle iniziative di lotta al cambiamento climatico. Infatti, secondo il rapporto di Greenpeace Germania “Climate Change, Migration and Displacement”, ogni anno 21,5 milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case a causa di siccità, tempeste o alluvioni.

Eventi meteorologici estremi sempre più frequenti costringono milioni di persone nei Paesi più poveri ad abbandonare le proprie case in cerca di sicurezza – spiega Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia -. I Paesi più industrializzati e quelli in via di sviluppo devono lavorare insieme per trovare soluzioni concrete, sia per affrontare direttamente questi fenomeni sia per sostenere e proteggere chi non ha altra scelta che lasciare la propria casa”.

La stessa Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha sviluppato il concetto di migrazione ambientale. Con esso si riconosce che il cambiamento climatico porta al degrado ambientale, cui contribuiscono anche altri fattori, ad esempio lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali; e il degrado ambientale distrugge le basi materiali della sussistenza, esponendo le persone colpite al rischio di disastri naturali.


“Nel mondo ogni tre secondi, una persona è costretta ad abbandonare la propria casa; meno del tempo necessario per leggere questa frase”, rilancia l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (UNHCR), che ha appena presentato il suo Global Trends 2016, la principale indagine sui flussi migratori a livello mondiale, condotta annualmente. L’anno scorso le persone costrette ad abbandonare le proprie case sono state in totale 65,6 milioni. Il conflitto in Siria e l’interruzione del processo di pace in Sud Sudan sono le principali cause di origine dei rifugiati.