Il nostro viaggio nell’Italia del Giro oggi passa da Alberobello, sede di arrivo della settima tappa. Riconosciuta nel 1996 come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, Alberobello è universalmente conosciuta per i suoi trulli: costruzioni architettoniche uniche al mondo e straordinario esempio di come le strutture apparentemente più semplici, si rivelano anche le più ingegnose. La storia di questi edifici molto particolari è legata a un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione. Anche perché la malta era costosa. Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi.

Tra i prodotti tipici di Alberobello abbiamo la pasta fatta in casa, in particolare le orecchiette, i formaggi, i salumi, i vini della Valle d’Itria, l’olio evo e le verdure sott’olio. La cucina della “città dei trulli” è semplice nella preparazione e negli ingredienti.
Alberobello è rimasta legata alla sua identità, alla sua antica tradizione: semplicità e genuinità delle preparazioni. Numerose le trafile di pasta e semplici le forme e la realizzazione, essenziali, insomma, nella preparazione che ci fa capire che esse sono nate per necessità di nutrimento: le orecchiette, (di semola di grano duro), i cavatiedd’e ( Orecchiette di grossetto tirate aperte e grandi che si gustano con pomodoro e cacioricotta o con cime di rape, aglio, alici e molliche fritte), cr´sciàul ( lasagna stretta, di semola o grossetto, che si condisce col ragù di baccalà), frciedd’e (fricielli) capunti (orecchiette lunghe), v´rmciedd ( pastina lavorata tra l´indice e il pollice) ecc…Ogni tipologia di pasta ha il suo condimento. Si può gustare anche la zuppa di fave dette “pizzicate”, purè di “fave bianche” le “brasciole” cioè fettine di carne di cavallo avvolte e farcite con pecorino, aglio o cipolla e prezzemolo, ricette a base di fegato e di interiora di agnello come “I gnum’eriedd” e “u’ marrett’e”, come dolci le pettole ricavate da una pasta realizzata con farina e patate, fritte a cucchiaiate e spolverate di zucchero e cannella. Molto rinomati i vini della zona, le denominazioni dono il Martina Franca DOC, il Valle d’Itria IGT, l’Aleatico di Puglia Doc, il Murgia IGT e il Puglia IGT.

Le orecchiette
I taralli
Il percorso della settima tappa - Foto RCS
L'altimetria della settima tappa - Foto RCS