La nona tappa del nostro Giro in Italia ci porta alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche della Majella. Il Giro d’Italia infatti risale la penisola e da Montenero di Bisaccia arriva sulla cima del Blockhaus, una delle vette più alte dell’Abruzzo e si trova nel massiccio della Majella al centro dell’omonimo Parco Nazionale. Il nome Blockhaus è un termine in lingua tedesca, riconducibile alla dominazione asburgica del meridione. Significa “casa di roccia”, ed è il nome usato per chiamare i fortini militari che l’esercito italiano costruì come avamposto per contrastare il brigantaggio imperante in alcune province meridionali dell’Italia negli anni seguiti all’Unità d’Italia. La Majella, infatti, con le sue alte pendici, le sue grotte, i profondi valloni e le aspre ed impenetrabili forre, fu per anni un rifugio per coloro che, per scelta o per necessità, si opponevano alla realizzazione dell’Unità d’Italia e alle restrizioni impartite a questi territori dal neo Stato italiano. La zona è un vero e proprio gioiello naturalistico, meta ideale per chi vuole una full immersion nella natura.

La pastorizia è l’attività storica che più ha lasciato segni nell’area protetta e praticata già nell’Età del Bronzo. L’altra attività è la coltivazione di cereali (grano, farro) e legumi, unita a uno sviluppo dell’arte molitoria che ha fatto di Fara San Martino una delle capitali della pasta italiana. Fiorente è la produzione di formaggi: pecorini, caciotte (anche aromatizzate), caciocavalli, scamorze, giuncate, ricotte ovine e caprine, che in alcuni casi è tradizione affumicare. Ricco anche il repertorio dei salumi: annoia, mortadelline, salsicce. Nelle aree pedemontane si coltivano la vite e l’olivo. I piatti tipici si legano quindi alla tradizione pastorale. Classici i sughi alla pecorara con carne di pecora e pecorino magari usati per condire gli spaghetti alla chitarra, o il pancotto pastorale che utilizza gli òrapi, spinaci selvatici che crescono nei pressi degli stazzi delle pecore, mischiati al pane secco, al siero e alla ricotta. Diffuse anche le “Pallotte casce e ova”: polpette di formaggio, uova e pane raffermo (senza carne) fritte e poi ripassate al sugo di pomodoro e la porchetta cotta al forno. Non può mancare la pecora, anzi la “pecora a lu cutture”, un bollito di carne di pecora, semplice ma dai tempi lunghi per permettere alla carne di cuocere e soprattutto intenerirsi. Insieme ad alcuni aromi come timo, alloro, cipolla e rosmarino. Originari della zona del Gran Sasso, anche nella Majella si sono diffusi gli arrosticini abruzzesi. La produzione vinicola è più diffusa verso le colline che guardano l’Adriatico ed ha cinque denominazioni: Abruzzo DOC, Cerasuolo d’Abruzzo DOC, Montepulciano d’Abruzzo DOC, Trebbiano d’Abruzzo DOC e Terre di Chieti IGT.

Pallotte casce e ova
Spaghetti alla chitarra
Il percorso della nona tappa - Foto RCS
L'altimetria della nona tappa - Foto RCS