foto-due-barriera-corallinaSos per lo stato di conservazione della Grande barriera corallina al largo delle coste dell’Australia nordorientale. L’ecosistema -unico al mondo e patrimonio Unesco- nel 2016 ha registrato il più potente sbiancamento di coralli nella storia, fenomeno che si verifica quando aumenta la temperatura dell’acqua e dell’acidità degli oceani. A lanciare l’allarme sul serio rischio di sopravvivenza di questi organismi marini è il Council centre of excellence for coral reef studies dell’Università James Cook di Townsville. Secondo i ricercatori la maggior parte delle perdite di colore nel corso di quest’anno è avvenuta nella parte nord della barriera -finora la più incontaminata- e riguarda il 67% di una striscia di coralli lunga 700 chilometri. E prima che sia troppo tardi l’Australia corre ai ripari raddoppiando i fondi rispetto a quelli promessi qualche mese fa, e mette a disposizione altri 1,3 miliardi di dollari per salvare il “Reef”. Previsti anche programmi volti a ridurre lo sversamento in mare di agenti chimici derivati dall’agricoltura. Ma il mondo ambientalista accusa: “Sforzi insufficienti, di miliardi ne servono almeno 10”, dunque molto di più di quanto il governo australiano ha promesso di stanziare. Il gioiello marino ha come grande nemico il cambiamento climatico e il riscaldamento dell’oceano, ma l’altra pesante minaccia viene dall’espansiofoto-uno-barriera-corallinane del programma d’industrializzazione nel settore minerario, per il quale sono stati sviluppati nel corso degli anni progetti portuali per carbone e gas lungo la costa in prossimità dell’area protetta. La Grande barriera corallina impiegherà almeno 10-15 anni per rigenerare i coralli perduti o sbiancati, sempre a patto che non sopraggiungano altri fenomeni di surriscaldamento dell’acqua e di sviluppo non sostenibile. La Great barrier reef marine park authority avverte: “E’ necessario limitare se non abolire completamente l’industria del carbone australiana”. Lanciata anche una petizione per chiudere tutte le miniere di carbone del Paese. L’Unesco intanto dovrà valutare se inserire la grande barriera nella lista dei “siti patrimonio mondiale in pericolo”: potrebbe entrare insomma nella top ten dei posti meravigliosi da visitare prima che scompaiano. L’Australia teme anche ricadute negative sul turismo. Una cattiva pubblicità potrebbe danneggiare un settore che oggi ha un giro d’affari di circa 5 miliardi di dollari.