Saranno più piccoli e più numerosi, uno per regione, e con capienza totale di 1600 posti su tutto il territorio nazionale. Sorgeranno fuori dai centri urbani e vicino ad infrastrutture dei trasporti, come stazioni ferroviarie o aeroporti. I nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio previsti dal recente “decreto Minniti” dovranno sostituire a breve i vecchi Centri di identificazione ed espulsione, in cui spesso c’era violazione dei diritti. Ma c’è chi solleva dubbi. Il rischio è che possa trattarsi solo di un cambio di nome e non di sostanza. Il  presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi, impegnato da anni a denunciare l’inefficacia dei Cie, in un incontro a Roma alla sede della Stampa Estera si è chiesto cosa muterà effettivamente con questa revisione. foto cie ponte galeria due 640x400Si teme che nulla cambi riguardo ai diritti delle persone trattenute. “Apprezzo in generale le linee di Minniti -dichiara Manconi- perché ha elaborato un piano che ha l’ambizione di dare una risposta complessiva sul fenomeno”. Il decreto prevede infatti pratiche più veloci per le domande di asilo, la possibilità per i richiedenti di svolgere lavori di pubblica utilità, e disposizioni finalizzate a garantire l’effettività dei provvedimenti di espulsione. “Ma non sono convinto -continua Manconi- delle promesse che i nuovi Cpr saranno tutt’altra cosa rispetto ai Cie” .