Dal gol di Muntari all’autogol su Muntari. Il calcio italiano sfoglia l’ennesima pagina della vergogna con l’incredibile vicenda del centrocampista ghanese del Pescara, difeso dall’Onu per i cori razzisti di Cagliari ma squalificato per un turno dal giudice sportivo. Riavvolgiamo, dunque, il nastro di questa storia che rappresenta il trionfo del paradosso, ma non troppo, nel bizzarro universo calcistico del nostro paese. E’ l’89/mo minuto di Cagliari-Pescara, i sardi sono in vantaggio 1-0 – che sarà il risultato finale – quando Muntari interagisce col pubblico e invita l’arbitro Minelli a sospendere la partita per gli ululati piovuti dagli spalti del Sant’Elia. muntari protestaIl direttore di gara non gradisce e gli sventola in faccia il cartellino giallo. Letteralmente imbufalito, il giocatore – che in serie A ha già vestito le maglie di Udinese, Inter e Milan – imbocca il tunnel e lascia il terreno di gioco prima della fine del match. La solidarietà nei confronti di Muntari è unanime, così come la dura condanna per i riprovevoli “Buu” razzisti. Sembra tutto limpido, scontato, la possibile squalifica del calciatore viene derubricata alla voce “assurdità”. Che però, puntualmente, si verifica. La giustizia sportiva, infatti, punisce Muntari con un turno di stop, considerando la seconda ammonizione scattata automaticamente per l’abbandono del campo senza autorizzazione. Muntari esceNessuna sanzione, invece, per il Cagliari per responsabilità oggettiva: “I cori – è la spiegazione – sono stati intonati da una decina di tifosi, cioè meno dell’1% degli occupanti della curva, ritenuta la soglia minima”. La misura è colma e l’indignazione monta in fretta. Scendono in campo addirittura le Nazioni Unite: l’Alto Commissario per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, definisce Muntari “un esempio nella lotta al razzismo”, esortando la Fifa a prestare maggiore attenzione al fenomeno. Durissima anche la FifPro, il sindacato mondiale dei calciatori, che chiede all’Italia di aprire un’inchiesta e di togliere l’ammonizione al ghanese. Al fianco del suo giocatore il Pescara, mentre il console onorario del Ghana in Italia incontra Muntari e appoggia la sua decisione: “Ha fatto bene a lasciare il campo”. Scatenata la stampa straniera. La Federcalcio si trova in una posizione scomoda dopo le decisioni assunte dall’arbitro e dal giudice sportivo, ma il presidente Tavecchio non può fare finta di nulla. Così chiede al numero uno del Cagliari Giulini di dare un segnale: la società sarda – che ha censurato l’accaduto – si era già mossa, invitando una cinquantina di migranti ad assistere alla prossima gara interna contro l’Empoli. Soprattutto è tempo che le buone intenzioni vengano seguite dai fatti. E dalla logica. Che i cori razzisti, insomma, non provochino la beffa oltre al danno. Anche perché domenica gli odiosi “Buu” non si sono sentiti solo al Sant’Elia, ma anche a San Siro contro il difensore del Napoli Koulibaly e all’Olimpico, vittime il romanista Rudiger e il laziale Lukaku. Ultimi episodi di una storia lunga e vergognosa: dai cori dei tifosi interisti al messinese Zoro, agli ululati ad Eto’o a Cagliari e a Balotelli in un Milan-Roma, fino all’uscita dei giocatori rossoneri in segno di solidarietà verso Boateng, bersagliato dai cori razzisti in un’amichevole con la Pro Patria a Busto Arsizio. Sempre lo stesso film sempre la stessa indignazione, sempre lo stesso esito: tanto rumore per nulla. E’ ora che tutto cambi, ma non in maniera gattopardesca.