L’industria nazionale del riciclo continua a rafforzarsi,  resta competitiva e si conferma pilastro della green economy, ponendosi obiettivi sempre più ambiziosi e impegnativi. Indici in forte crescita nel settore degli imballaggi: nel 2015 il 67% è stato avviato a riciclo. Si consolidano anche le filiere del recupero di apparecchiature elettriche ed elettroniche e della frazione organica. Ogni anno oltre 15 milioni di tonnellate di rifiuti di carta, vetro, plastica, legno e umido vengono trasformate in 10,6 milioni di tonnellate di materiali secondari.  Cifre snocciolate nel corso della presentazione a Roma del rapporto annuale “L’Italia del riciclo”, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Fise Unire, associazione che rappresenta le aziende del recupero rifiuti.  Entrando più nel dettaglio, l’anno scorso il riciclo degli imballaggi ha registrato una sensibile crescita complessiva: +5% in termini assoluti.  Si possono osservare inoltre punte d’eccellenza nel tasso di riciclo di carta (80%), acciaio (73,4%), vetro (71%) e alluminio (70%). Percentuali di crescita  elevate anche per i quantitativi avviati a recupero di plastica (+10%) e legno (+5%). Per quanto riguarda le altre filiere segnali positivi arrivano dal riciclo di pneumatici fuori uso e della frazione organica, entrambe in crescita del 5% rispetto a due anni fa, e dalla raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche che supera l’obiettivo dei 4 kg/abitante all’anno. L’Italia -evidenzia il dossier- ha compiuto nel campo progressi notevoli, ma una vera circolarità delle risorse non è stata ancora pienamente realizzata.  Potrà esserlo -si sottolinea- solo a patto che si risolvano alcuni nodi irrisolti. Tra questi il capitolo delle regole, che devono essere chiare e stabili nel tempo. Poi, la semplificazione complessiva del settore: oneri amministrativi e burocratici, complicati iter di autorizzazione, rendono infatti difficile alle aziende programmare investimenti. Da affrontare anche il problema delle esportazioni e la necessità di sviluppare ricerca e innovazione tecnologica.  Il settore dunque è ormai decollato,  ma non basta.  “L’uso efficiente dell’energia e dei materiali sono  ormai fattori indispensabili non solo di qualità ambientale ma di competitività economica” sottolinea Edo Ronchi presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Occorre quindi produrre sempre meno scarti e meno rifiuti e riciclare il più possibile. Le imprese italiane hanno raggiunto un livello di eccellenza in Europa con il riciclo del 72% dei rifiuti speciali, e lo stello livello deve essere raggiunto nel riciclo dei rifiuti urbani (al 43%). Permangono inoltre zone di arretratezza in alcune Regioni del Sud e servono politiche mirate per superare questa disomogeneità, abbattendo lo smaltimento in discarica e migliorando la qualità dei materiali raccolti.

foto-andrea-flutteroLo sviluppo dell’industria del riciclo ha un ruolo strategico nell’economia circolare. Ma bisogna dare ulteriore slancio al settore, far crescere le potenzialità delle singole filiere, sviluppare ricerca e innovazione. L’intervista ad Andrea Fluttero, Presidente di “Unire”, associazione che rappresenta le aziende del recupero rifiuti:

 

Un esempio virtuoso di “green made in Italy” è rappresentato dall’impresa Cartonspecialist di Settimo MIlanese, che ha ideato un innovativo sistema di imballaggi alimentari: vaschette ricavate da materie prime rinnovabili. Il presidente dell’azienda, Giuseppe Anderlini: