Incendio 640x427Siccità, vento e piromani. Triade maledetta di questa Italia in fiamme che, soprattutto al sud, vede bruciare ettari di vegetazione a livelli che non si registravano da almeno un decennio. E il trend era in peggioramento già negli ultimi anni: “Dal 2007 si sono persi più di 500.000 ettari di boschi – calcola Gilberto Pambianchi, presidente dei Geomorfologi italiani e docente dell’Università di Camerino -. Le azioni di rimboschimento e di ricostruzione boschiva non sono riuscite a rimediare a tali devastazioni”.


“Un’area che era coperta da bosco e che si ritrova denudata da un incendio – rimarca Pambianchi – è anche più vulnerabile all’erosione e più esposta a frane pericolose. Quando la vegetazione brucia, viene meno la sua azione di protezione dal dilavamento delle acque, l’azione di traspirazione delle piante, e viene meno la capacità delle stesse piante di proteggere il suolo. Gli incendi rendono vulnerabile il suolo, attaccabile da frane e da altri processi erosivi, dunque lo espongono a fenomeni franosi rapidi, a volte senza preavviso, di estrema pericolosità e rischio”.


Il presidente nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche, Stefano Spinetti, ha le idee chiare per questa Italia in fiamme: “Dobbiamo inasprire le pene per chi causa incendi, e dobbiamo capire che tutelare il territorio non significa solo mettere vincoli, ma promuoverlo, valorizzarlo, raccontarlo e spiegare alla gente il perché dei divieti”.


“L’Unesco ha riconosciuto il patrimonio ambientale dell’Italia quale Patrimonio dell’Umanità – ricorda Spinetti -. L’Italia ha molto di più di Firenze, Roma, Venezia, Assisi e di quel poco che riesce a promuovere, è il paese europeo con maggiore bio-diversità, è un concentrato di climi e territori diversi. Oggi il patrimonio ambientale italiano è minacciato dalla siccità, anche quella indotta dall’uomo. Secondo i geologi stiamo vivendo l’epoca dell’Antropocene, è l’uomo che sta incidendo sull’evoluzione della natura. Anche in queste ore il territorio italiano è minacciato da numerosi incendi, magari alcuni o molti dolosi”.


“La nuova legge sui Parchi è un’occasione persa – aggiunge Spinetti -. Una parolina sul tema degli incendi avrebbe dovuto esserci, con un inasprimento forte della pena per chi li causa. Oggi il patrimonio ambientale italiano va reso più fruibile, spiegato, narrato, raccontato come opera d’arte. Le faggete giustamente premiate dall’Unesco sono i luoghi che narriamo ogni giorno e che promuoviamo da anni. Attenzione però, perché così come si ottengono riconoscimenti con l’inserimento di nuovi siti nella lista del Patrimonio dell’Umanità, potremmo ugualmente rischiare il declassamento di altri siti qualora non si dovessero rispettare gli standard qualitativi”.


Contro il ddl Parchi, citato dal presidente del GAE, continua anche la mobilitazione del WWF: “E’ una riforma che peggiora la situazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette – accusa il vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta -, visto che le modeste modifiche apportare al testo originario risultano insufficienti”.


“Nell’audizione in Commissione Ambiente al Senato – riferisce Caserta – abbiamo evidenziato come questo provvedimento, che è arrivato a Palazzo Madama in terza lettura, rappresenti un’occasione mancata perché, a 25 anni dalla nascita delle Legge quadro sui parchi, ci saremmo aspettati una vera e propria riforma che migliorasse le condizioni dei parchi, non una fotografia peggiorativa di quella che è la situazione prodotta negli ultimi anni, che trasforma i parchi nel terreno di conquista della politica localistica”.

Assemblea ANBI 2017 640x360“E’ il tempo delle scelte: contro la siccità, così come contro le alluvioni, servono piani pluriennali e migliore capacità di spesa”. Ad affermarlo è il presidente dell’Anbi (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) Francesco Vincenzi, che spiega: “Al governo ed al ministro dell’Economia chiediamo di fare in modo chiaro la scelta prioritaria di superare la cultura delle emergenze climatiche. Noi mettiamo a disposizione i nostri progetti, la nostra conoscenza del territorio, la passione per il nostro lavoro, strumenti per rispondere alla richiesta di risposte vere che si alza forte dai territori”.


“E’ tempo di cogliere con grande rapidità e determinazione le opportunità offerte dal Piano Nazionale di Sviluppo Rurale – prosegue Vincenzi -, nonché dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le infrastrutture irrigue. Sul contrasto al dissesto idrogeologico abbiamo risorse importanti nella Legge 232/2017, che sono però destinate soprattutto alle aree metropolitane. Non possiamo continuare ad ignorare le aree interne del Paese e le aree rurali; si tratta di un’ineguaglianza che non può più essere sottaciuta. Infine, la legge sul consumo del suolo non può essere messa nel dimenticatoio”.