A furia di andare a Roma e non vedere il Papa, la prossima volta sarà il caso di chiedere una benedizione prima di partire. Perché cos’è se non una maledizione quella che strega la Juventus ogni volta che si avvicina alla Coppa dalle grandi orecchie? Real esultaUn supplizio di Tantalo che si è ripetuto a Cardiff per la settima volta, la quinta consecutiva: dal ’97 a ieri Borussia Dortmund, Real Madrid due volte, Milan e Barcellona hanno mandato regolarmente in frantumi i sogni bianconeri, come era già successo a Belgrado nel ’73 con l’Ajax di Crujff e ad Atene nell’83, quando una Juve stellare si arrese all’Amburgo. Maledizione, sì. Come quella dell’Heysel, nell’85, con la coppa vinta ma eclissata dalla strage di 39 tifosi. Un incubo piombato improvvisamente ieri sera su piazza San Carlo, nel cuore di Torino, dove erano assiepati oltre 30.000 tifosi per assistere alla finale sul maxischermo. Un petardo e un urlo, “Bomba”, hanno scatenato il panico, causando il crollo di una ringhiera e un fuggi fuggi generale: 1.400 feriti, di cui 6 gravi il bollettino di guerra mentre, negli stessi istanti, Londra viveva ore di terrore. Eppure ieri sembrava il momento giusto, come recitava la suggestiva coreografia dei tifosi della Signora, che hanno invaso il Galles per la finale di Champions League. Sembrava l’appuntamento ideale per centrare il Triplete e rialzare la Coppa dei Campioni, vinta l’ultima volta 21 anni fa a Roma ai rigori con l’Ajax. E invece no. Il trofeo, che sarebbe stato il coronamento della straordinaria carriera di Buffon, è finito nelle mani di Sergio Ramos, capitano esperto, spietato e insaziabile, icona perfetta dello spirito Real: 12/ma coppa in bacheca, la seconda consecutiva da quando il torneo è diventato Champions League, mai nessuno c’era riuscito finora. E dire che la Juve era partita fortissimo: tre tiri nello specchio della porta nei primi sei minuti, Real balbettante, Cristiano Ronaldo non pervenuto. MandzukicIl lampo di CR7 è servito a ricordare a tutti che i fuoriclasse sono questi: scena muta per 20 minuti e poi un morso letale. Alzi la mano, però, chi non ha pensato che la magia di Mandzukic fosse, finalmente, l’antidoto giusto per spezzare il sortilegio. Boccino in mano per tutto il primo tempo, ma anche il grave errore di non capitalizzare la superiorità in campo. Così il Real, puntualmente, ha presentato il conto nella ripresa, quando la Juventus è sparita. Con Higuain e Dybala assenti ingiustificati, i Galacticos sono saliti in cattedra, trascinati da un Modric impeccabile, un Kroos onnipresente e con Isco, l’arma segreta dell’ex Zidane, piantato coma una banderilla nel fianco sinistro della Signora. La diga eretta a centrocampo da Khedira e Pjanic è crollata e la BBC si è sgretolata – 3 gol subiti in Champions fino a ieri – e il Real è dilagato, aiutato anche dalla buona sorte. Il 2-1, che Allegri giustamente ha indicato come lo spartiacque della gara, è arrivato su un tiro di Casemiro finito in rete dopo una carambola impazzita. Così come una deviazione aveva favorito CR7 nel primo gol. Da lì non c’è stata più partita. RonaldoRonaldo ha firmato il 3-1 stordendo definitivamente i campioni d’Italia, una sceneggiata di Ramos ha provocato l’espulsione di Cuadrado e il giovane Asensio si è concesso il lusso di firmare il poker, quando sulla finale già scorrevano i titoli di coda. E’ lì che la Juve ha dimostrato, nonostante il crollo, di essere una grande squadra. Le lacrime hanno bagnato una notte maledetta, ma orgoglio e dignità non sono stati neppure scalfiti. I complimenti agli avversari, l’abbraccio di Andrea Agnelli ai giocatori, uno per uno, perché questa resta comunque una stagione straordinaria, ad un passo dal diventare leggendaria, l’aplomb di Allegri, che ha già lanciato la sfida in vista della prossima stagione. Riprovarci non è il minimo, è un obbligo per chi ha nel Dna il successo e porta stampato sulla maglietta l’hashtag #finoallafine. Certo, i rimpianti restano. Come le domande. Troppa sicurezza? Real sottovalutato? Fiducia eccessiva nella legge dei grandi numeri? Finale vissuta ogni volta come un’Ossessione, per dirla alla Mourinho? Riflettere e ripartire, anche se farlo da sei scudetti e tre coppe Italia di fila è un bel ripartire. Insomma, lo slogan “Juve grazie lo stesso” sembra quantomai opportuno. Però…