E alla fine arriva Dybala. E si scatenano le polemiche. Puntuali. Come sempre quando c’è di mezzo la Juventus. Calciopoli o non Calciopoli. Perché il rigore segnato dalla Joya argentina al 97’ – particolare non da poco –  manda in orbita i bianconeri e getta nello sconforto Donnarumma e tutto il Milan, ad un soffio dall’impresa: uscire indenne dallo Stadium e fermare a 30 le vittorie di fila della Signora nel suo inespugnabile fortino. Ma soprattutto riapre il fronte, mai chiuso in verità, dei detrattori dei bianconeri, che ridanno fiato alle trombe sui social, già bollenti pochi istanti dopo il fischio finale di Massa. Compresi i vip come Massimo Boldi, noto tifoso del Diavolo, che non le manda a dire su twitter. O il giornalista Rai Enrico Varriale, che chiama in causa Napoli e Inter, a dir poco arrabbiate dopo le recenti partite con la Juve. O come i romanisti, ora a -11 dalla vetta, furiosi e quasi rassegnati al ritmo del motto: “E’ sempre la solita storia, nel dubbio fischiano a favore della Juventus”. Davanti ai microfoni Montella fa sfoggio di fair play e chiede addirittura scusa per il Bacca furioso, mentre Allegri si difende: “Quando gli episodi ci vanno contro non si dice niente, quando sono a favore succede un bordello”. E qui dobbiamo riavvolgere il nastro della partita, senza però dimenticare il nome di Allegri. La Juve, dunque, passa al contrattacco sbandierando un penalty non fischiato su Dybala – apparso in verità piuttosto netto – e il lieve fuorigioco di Bacca nel pareggio rossonero nel primo tempo. Peso diverso,  urlano i nemici della Signora, che rincarano la dose: “Per assegnare un rigore al 95’ – già oltre il recupero di 4 minuti – bisogna essere sicuri”. Il braccio di De Sciglio è stato esaminato in tutte le salse, da ogni angolazione: “da regolamento c’è”, “troppo vicino”, “volontario”, “attaccato al corpo”… Chi torna ad invocare la Var subito. Così si torna ad un vecchio adagio: rigore che fa arrabbiare se lo subisci e altrettanto se non te lo danno. Cioè, zero certezze. Storia ben diversa dall’ormai proverbiale gol di Muntari, sempre di Milan-Juventus parliamo: San Siro 25 febbraio 2012, il ghanese tira, Buffon respinge oltre la linea, ma Tagliavento non convalida il gol. Sarebbe il 2-0 per i rossoneri e probabilmente il colpo di grazia al campionato. La Juve, invece, resta in partita, pareggia con Matri e alla fine vincerà lo scudetto. I veleni si sprecano, ma Conte – allora condottiero bianconero – fa notare che è stato annullato un altro gol a Matri, regolare, alimentando nuove polemiche. Anche col suo dirimpettaio. Cioè, guarda caso, Max Allegri, a quei tempi allenatore milanista. Furibondo. Per non parlare di Buffon, che ammetterà: “Se me ne fossi accorto, non avrei aiutato l’arbitro”. Proprio il portierone della Nazionale, in settimana, aveva attaccato l’Inter per le dure critiche all’arbitro dopo la gara di campionato e i due rigori lamentati dai nerazzurri: “Non li stimo”. Dieci giorni fa era stato il turno del Napoli, che si è sentito penalizzato dalle decisioni di Valeri nella semifinale di Coppa Italia con la Juve. Sempre il vento in poppa per i bianconeri, a giudicare dagli esiti. No, ribattono i pentacampioni d’Italia. Perché i rigori a favore sono appena 3 (e andatevi a guardare il ruolino di altre squadre) e perché anche noi abbiamo subito torti, ma meno reclamizzati: col Milan – tanto per cambiare – all’andata (gol valido annullato a Pjanic sullo 0-0), con la Fiorentina  e a Udine. Un solo rigore contro però. Una giostra infinita, insomma, che parte da lontano, passa per il triste capitolo di Calciopoli, attraversa la voglia di rivalsa della Juventus (che a considerare revocati i due scudetti non ci pensa affatto) e le controdeduzioni contro la nemica giurata Inter (“prescritta” in base al concetto bianconero più in voga nei social e non solo). La sintesi, forse, è una sindrome da accerchiamento che la Signora ha accentuato in maniera esponenziale dopo lo tsunami del 2006 e una poco serenità  nell’accettare le critiche a quella che era e resta la società di punta e più vincente del calcio italiano. E quindi più odiata, come da prassi. D’altro canto, della stessa sindrome sono vittime le sue avversarie, che spesso di fronte allo strapotere bianconero – di ieri e oggi – sfruttano l’alibi arbitrale per nascondere i propri limiti. E’ una storia che ha un inizio, ma difficilmente avrà una fine. Juve o non Juve, questo è il problema. Irrisolvibile.

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