Signora, dica 33. O 35, secondo la conta del popolo bianconero, che a togliere dalla bacheca i due scudetti revocati per Calciopoli non ci pensa proprio. Ma soprattutto la Juventus dice 6, come i titoli consecutivi vinti, record assoluto in serie A. 6 come 6 leggenda, lo slogan che stamane campeggia su tutti i quotidiani e che fa il verso all’hashtag scudetto della società campione d’Italia: #LE6END, col 6 e la G intercambiabili. Il giusto tributo alla corazzata varata da Massimiliano Allegri, allegri cuadrado 640x427che con 3 scudetti eguaglia Antonio Conte, con la differenza che il tecnico livornese ha raggiunto anche due finali di Champions League e una deve ancora giocarla: vincerla significherebbe centrare il Triplete ed entrare nell’Olimpo dei grandissimi juventini di ogni tempo. Anche perché finora questa stagione è griffata soprattutto Allegri, che ha saputo plasmare al meglio una squadra formidabile, che ha lasciato solo briciole ad avversari protagonisti di una stagione comunque eccellente. Roma e Napoli, infatti, stanno viaggiando ad una media eccezionale, ma per fermare la Juve ci vuole ben altro. Largamente favorita dai pronostici di inizio stagione, la Signora rappresenta il giusto mix di classe, esperienza e voglia di vincere soprattutto, quella sì inestinguibile nel Dna bianconero. Un mantra tramandato di generazione in generazione in un ambiente abituato a vincere e ripetuto ogni anno ai nuovi da capitan Buffon, una leggenda tra i pali, protetto dal muro della BBC, Bonucci-Barzagli-Chiellini, lo zoccolo duro italiano, il segreto di tante vittorie. festa spogliatoi 640x360Senza dimenticare il prezioso contributo di Benatia e l’emergente Rugani, ormai pronto ad ereditare una maglia da titolare. Ritmo di samba sulle fasce, habitat naturale di Dani Alves – e meno male che l’ex Barca era bollito, 30 finali e 27 vittorie – e Alex Sandro, un caterpillar. Fosforo e piedi buoni al centro con la personalità di Khedira, il principino Marchisio, sempre prezioso, e la classe di Miralem Pjanic, il ragazzo che lasciò Roma per inseguire la vittoria. Nel nuovo modulo di Allegri Cuadrado è la freccia imprendibile e Mandzukic è forse l’elemento più importante nello scacchiere bianconero: da bomber a uomo ovunque, pedina tattica insostituibile. Alla Joya Dybala il compito di disegnare traiettorie impossibili e mandare in gol Gonzalo Higuain, l’uomo da 90 milioni ripudiato da Napoli, una sentenza per i portieri avversari. Nella Juve, eccolo uno dei punti di forza, tutti sono importanti: perciò guai a dimenticare l’apporto dei vari Sturaro, Asamoah, Lichtsteiner – suo il primo gol allo Stadium all’inizio dell’era Conte – Lemina, Rincon, Neto e lo sfortunatissimo Pjaca, che ha il tempo dalla sua per diventare campione. festa tifosi 640x480Tutto, però, sarebbe più difficile senza il sostegno di una società esemplare, che non lascia nulla al caso, progetta per tempo e riesce ancora a dare un senso d’appartenenza che sembra sbiadito nello storiche avversarie della Juventus, le milanesi su tutte. Ecco perché la prima ondata di festeggiamenti per Scudetto e Coppa Italia è già esaurita: nel mirino c’è il bersaglio grosso, la coppa dalle grandi orecchie che manca da oltre 20 anni. A Berlino, due anni fa, la Juve ha fatto le prove generali del Triplete, ma il Barcellona era ancora di un’altra categoria. Ora barra dritta su Cardiff: il 3 giugno ad attendere la Signora ci sarà l’altra grande di Spagna, il Real Madrid campione d’Europa in carica, 11 Coppe dei Campioni in bacheca. Stavolta però la Juve ha un altro passo e ci proverà con molta più convinzione. Fino alla fine.