Il nostro oceano, il nostro futuro. È lo slogan voluto dall’ONU per la Giornata mondiale degli oceani che si celebra in tutto il mondo l’8 giugno. Obiettivo, sensibilizzare opinione pubblica e decisori politici sull’importanza che gli oceani hanno per tutti gli esseri umani ma anche sul loro grave stato di salute. Gli Oceani coprono il 71% del nostro pianeta, forniscono circa il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbono approssimativamente il 26% dell’anidride carbonica generata dalle attività umane, sono fonte di cibo e sostanze nutritive e sono fondamentali nel controllo del clima.
Fungono da rete di connessione per il commercio internazionale ed hanno un ruolo economico essenziale per i paesi che traggono guadagno dal turismo, dalla pesca e in generale dalle risorse marine. Ma l’eccessiva pressione esercitata dall’uomo ha già portato conseguenze di larga scala, dal sovrasfruttamento degli stock ittici, alla distruzione di diversi habitat naturali, alla diffusione di sostanze ed elementi inquinanti, fino alla modifica dell’equilibrio di alcuni ecosistemi. “I mari del mondo sono minacciati come mai prima d’ora” è l’allarme lanciato dall’ONU, l’imputato numero uno è l’inquinamento di acque e spiagge, da plastica in primis: secondo uno studio recente citato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, entro il 2050 gli oceani potrebbero contenere più bottigliette che pesci.

Tra le iniziative intraprese in nome della salvaguardia degli oceani, spicca una petizione firmata da oltre un milione di persone che chiede la messa al bando della plastica monouso entro i prossimi 5 anni. La campagna, lanciata sulla piattaforma Avaaz, è stata presentata durante la conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani organizzata a New York e consegnata al Programma Onu per l’ambiente (Unep). Al momento però solo una ventina di Paesi hanno supportato l’iniziativa delle Nazioni Unite. Il tutto a pochi giorni dalla decisione di Donald Trump di abbandonare gli accordi sul clima di Parigi.

Molte le iniziative organizzate in Italia, come ad esempio da Lega Navale e CNR sulla costa romagnola, dall’Istituto di scienze Marine a Venezia, dal Centro-Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici in Salento, dall’European Research Institute a Torino o dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, l’Area Marina Protetta di Miramare e WWF a Trieste.

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