pescespada1“Dopo anni di pressioni da parte delle organizzazioni ambientaliste e degli esperti scientifici, la decisione dell’ICCAT di adottare un sistema di ripartizione delle quote di pesca accende ora una speranza. Fino a ieri l’unica specie del Mediterraneo soggetta a quote di cattura annuali era il tonno rosso, e grazie agli sforzi intrapresi si cominciano a vedere i primi effetti positivi e un lieve recupero dello stock”. Greenpeace, Legambiente e MedReAct esprimono apprezzamento per il piano di recupero del pesce spada, specie severamente minacciata dall’overfishing, approvato ieri in Portogallo dall’ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas), dopo una settimana di negoziati fra i suoi 51 paesi membri.

L’accordo prevede un piano di recupero con una quota annuale complessiva di catture consentite (Tac) che sarà limitata a 10.500 tonnellate nel 2017, per poi essere ridotta del 15% nei cinque anni successivi 52018-2022, al ritmo del 3% all’anno. Il piano era stato proposto all’Iccat dall’Unione europea, che è responsabile del 75% delle catture del Pesce spada nel Mediterraneo, nonostante le riserve dei due principali paesi interessati, l’Italia e la Spagna. L’Italia, in particolare, aveva cercato senza successo di ottenere una compensazione alle quote sul pesce spada, con la possibilità di aumentare le proprie quote di pesca del tonno rosso, già sottoposto a un piano di riduzione delle catture. Entro febbraio 2017 l’Iccat dovrà stabilire uno schema di ripartizione della quota tra i diversi Paesi dell’Ue.

“Di particolare rilievo la decisione di stabilire misure di tutela degli esemplari giovanili e un sistema di quote di pesca con limiti massimi di cattura annuali, sebbene tali limiti risultino attualmente troppo alti per garantire il recupero dello stock” affermano le Ong. “L’esperienza della pesca al tonno – aggiungono- e la mancanza di una efficace applicazione del divieto sulle derivanti hanno già dimostrato che, per eliminare l’illegalità, queste misure sono inutili se adottate in assenza di controlli efficaci e di decisioni coraggiose per ridurre la pesca”. Commentando il piano di recupero adottato dall’Iccat, Greenpeace, Legambiente e MedReAct focalizzano attenzioni ed esprimono preoccupazioni sul nostro Paese: “L’Italia – sottolineano le Ong – è responsabile per circa il 45% delle catture totali di pesce spada nel Mediterraneo. Un’attività dal grande valore economico e commerciale, che però assegna al nostro Paese anche maggiori responsabilità nella gestione della risorsa. L’Italia però non è ancora riuscita a eliminare l’illegalità che, come dimostrano le cronache, dilaga nella pesca e nel commercio. Per tutelare lo stock e l’economia del sistema occorre al più presto un approccio rigoroso alla gestione. In Italia sono ben 849 i pescherecci autorizzati a pescare il pesce spada. Per una risorsa così scarsa sono troppi, così come sono troppi i pescherecci noti per aver commesso infrazioni”. “Ora – concludono Greenpeace, Legambiente e MedReAct – ci aspettiamo più coraggio e più coscienza da parte di tutti, politici e pescatori”.

pspadaMa la decisione dell’Iccat  è stata recepita come uno tsunami per l’economia ittica italiana dalle associazioni dei pescatori. “A rischio reddito e occupazione di un comparto che in Italia produce il 50% delle produzione mediterranee di pesce spada, con circa 5.000 tonnellate pescate ogni anno”, sostiene l’Alleanza delle cooperative italiane, notando come il sistema di pesca con quote già previsto per il tonno rosso, rischi di cambiare l’offerta, ovvero meno prodotto made in Italy e un +30% di import di prodotto proveniente dal nord Africa, dall’Atlantico e dal Pacifico. ”Ancora una volta- sottolinea l’Alleanza delle cooperative italiane – il principio precauzionale, basato su dati scientifici incerti, ha avuto la meglio sulla tutela dell’occupazione e delle aziende. E questo con scelte che non proteggono meglio la risorsa”. Stabilire quote di cattura per il pesce spada rischia di innescare manovre speculative sul prodotto, avverte Coldiretti Impresapesca. E i sindacati lanciano l’allarme: la decisione dell’Iccat rischia di causare danni devastanti sui livelli occupazionali, come già avvenuto con il tonno rosso, sostengono Fai, Flai e Uila Pesca, ” il governo italiano deve battersi, a sostegno del settore, per contrastare questa misura iniqua e inefficace, conducendo la sua battaglia insieme alle parti sociali, così come è avvenuto con successo sulla questione della riduzione della taglia minima per le vongole, provvedimento approvato dal parlamento europeo” .