Terremoto Prefettura

La Prefettura dell’Aquila crollata con il sisma del 6 aprile

309 morti, oltre 1.600 feriti, l’intera piana aquilana sconvolta dalla scossa di magnitudo 6.3 delle 3.32 del 6 aprile 2009. Il centro storico dell’Aquila messo in ginocchio, incalcolabili i danni al patrimonio artistico e al tessuto sociale. Crollata la Prefettura, che sarebbe dovuta essere il centro di coordinamento dei soccorsi, inagibile al 90% l’Ospedale San Salvatore, crollata la Casa dello Studente con 8 studenti morti. Ma anche Onna, praticamente raso al suolo con l’80% degli edifici distrutti e il restante 20% inagibile. Qui il sisma ha fatto 41 vittime su 350 abitanti. Ma anche le polemiche sulla ricostruzione, le inchieste sulla Commissione Grandi Rischi, che secondo l’accusa sottovalutò il pericolo dello sciame sismico in atto nelle settimane precedenti del 6 aprile, concluse con l’assoluzione dopo tre gradi di giudizio dei membri della commissione. Il ruolo della Protezione Civile che dopo le polemiche e le inchieste sulla ricostruzione è stato totalmente rivisto. Ad otto anni dalle scosse 6 mila bambini vanno ancora a scuola nei moduli provvisori, ancora quasi 10 mila persone abitano negli alloggi provvisori post-sisma e attendono di tornare nelle proprie case.

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Paganica

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Una casa danneggiata nell’aquilano

L’Aquila in 8 anni ha perso quasi 8 mila residenti, il centro storico in molte sue parti è rimasto zona rossa, con strade chiuse, edifici e abitazioni transennate e ancora pericolanti. Si stima che la ricostruzione del centro storico e delle frazioni più importanti venga completata entro il 2020, due anni dopo quella dell’intero territorio comunale e entro il 2025 quella di tutti i comuni interessati dal cratere. I dubbi che restano, però, sono molti. In primis quelli economici, si stima che serviranno 25 miliardi di euro. Dal 2010 a oggi è stato ricostruito il 54% del centro storico dell’Aquila e l’84% della periferia, tra edifici privati e pubblici. Per ricordare quel tragico evento, nella notte tra l’8 e il 9 aprile c’è stata la tradizionale fiaccolata, in prima fila lo striscione portato dalle delegazioni di Amatrice e Accumoli, paesi colpiti dal sisma del 24 agosto scorso. A seguire la cerimonia della lettura delle 309 vittime del sisma e la messa nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, celebrata dall’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Petrocchi. Otto anni sono passati, ma le cronache che arrivano dai paesi martoriati dal terremoto del 24 agosto e del 30 ottobre tra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo sembrano riportarci a otto anni fa. Nulla è cambiato da allora e forse nulla cambierà, stesse promesse, stessi problemi.