Si è da poco celebrato l’Earth Day 2017, a 47 anni dalla prima “Giornata della Terra”, ma bisogna riconoscere che in questo (quasi) mezzo secolo la situazione ambientale del Pianeta è peggiorata, mentre negli ultimi decenni il freno all’inquinamento ha preso la forma della lotta al cambiamento climatico provocato dall’uomo.

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(photo: U.S. Air Force/Senior Airman Michael Smith)

Per il lasso di tempo che va dalla rivoluzione industriale ad oggi, la comunità scientifica ha proposto un nuovo periodo geologico definito Antropocene, perché gli effetti delle attività umane sul nostro pianeta sono ritenuti equivalenti a quelli che le grandi forze della natura hanno causato nell’arco dei 4,6 miliardi di anni di vita della Terra.

La scienza dei cambiamenti globali ha elaborato l’equazione dell’Antropocene, secondo la quale, allo stato attuale, l’intervento umano causa complessivamente effetti nei cambiamenti del sistema Terra superiori a quelli dovuti alle forze di origine astronomica (ad esempio, irradiazione solare e caduta di meteoriti), geofisica (come i movimenti delle placche, i terremoti ed i vulcani) e interna allo stesso sistema (ciclo del carbonio o interazioni interne alla sfera della vita).
Sempre più scienziati ammoniscono sulla consapevolezza dei “confini planetari”; oltrepassare questi limiti comporterebbe il passaggio di punti critici, vale a dire quegli effetti soglia superati i quali diventa realmente difficile per l’ampia comunità umana (7,4 miliardi di abitanti che si avviano a diventare 9,7 nel 2050, secondo la proiezione dell’Onu) gestire le conseguenze.
Ma abbiamo già sorpassato alcuni confini planetari, relativi al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, alla modificazione dei grandi cicli degli elementi chimici (come l’azoto e il fosforo) e alla trasformazione dei suoli, e siamo in situazioni critiche per altri ambiti, come l’utilizzo dell’acqua e l’acidificazione degli oceani.
E’ lecito nutrire la speranza che l’umanità possa invertire la rotta; recentemente il WWF (fra le altre organizzazioni) ha rilanciato la necessità che gli Stati attuino subito l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e diano concretezza ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030, già approvata dalla comunità internazionale. Tuttavia è noto come la nuova amministrazione americana di Trump freni su questi temi.

La lotta al cambiamento climatico si combatte anche in Italia. La provincia autonoma di Bolzano ha appena dichiarato lo stato di emergenza idrica e anche quella di Trento segue da vicino la criticità in corso. Siamo di fronte a eventi che si ripetono, come evidenziato anche dall’Autorità di Bacino del fiume Po, secondo cui “il quadro climatico osservato nell’ultimo ventennio e previsto per il futuro configura una situazione di criticità crescente sotto il profilo della siccità e della carenza idrica”.

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Ermete Realacci, PD, presidente onorario di Legambiente

“Proprio considerando che siamo di fronte a crisi che si ripetono e che si aggravano di anno in anno anche per effetto dei mutamenti climatici – argomenta Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera -, credo sia opportuno che il ministero dell’Ambiente organizzi un Tavolo con le regioni settentrionali per un coordinamento forte delle politiche di adattamento e degli interventi necessari”.
Nonostante il calo di questi giorni, le temperature massime dell’ultimo periodo sono sopra la media stagionale e le precipitazioni hanno registrato un calo del 53 per cento che ha fatto scendere il Po ad un livello che l’anno scorso si era verificato ad inizio estate. Anche l’Adige è in una precoce e grave magra, tanto che le acque del Mare Adriatico ne risalgono il corso spingendo il cuneo salino fino a cinque chilometri dalla foce, con danni all’agricoltura.
Insieme al mutare delle precipitazioni, assistiamo ad un altrettanto allarmante arretramento dei nostri ghiacciai, che secondo i dati del Comitato Glaciologico Italiano, del Cnr, si sono ridotti del 30 per cento negli ultimi cinquant’anni. E nell’ultimo quarto di secolo, solo nelle Alpi Centrali si sono persi 2000 miliardi di litri, l’equivalente di quattro volte il lago Trasimeno.
Questi fenomeni riguardano tutta Italia – incalza Realacci che ha presentato un’interrogazione, in Commissione parlamentare, al ministero dell’Ambiente -; ad esempio il lago di Bracciano sta subendo un costante abbassamento del livello delle acque, una diminuzione dovuta sia alle scarse piogge sia, presumibilmente, all’eccessivo prelievo da parte di Acea. A fronte di questi eventi, occorre dare priorità alla sfida del clima e affrontare la crisi idrica, come in parte si sta già facendo, con interventi urgenti e con misure in grado di garantire l’equilibrio nel prelievo di acqua dolce, e la tutela della produzione agricola e dei bacini idrografici dei laghi alpini e subalpini”.