Quando il caldo sole romano non illumina più il prato dell’Olimpico, l’uomo si avvia al crepuscolo e resta solo al centro del campo. Là, dove ha disegnato magie per un quarto di secolo, Francesco Totti sembra quasi intimorito di fronte a quella folla immensa che ha occhi solo per lui, occhi pieni di lacrime, le stesse che rigano le guance del Capitano della Roma. totti piangeE non lo nasconde: “Mi levo la maglia per l’ultima volta, adesso ho paura – ammette leggendo con forte commozione una lettera davanti al pubblico – concedetemi di avere un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato”. Totti piange. Sa che quel pallone addomesticato e portato verso la bandierina al termine di un Roma-Genoa da thriller – che vale l’accesso diretto alla Champions League – non è stato solo l’ultimo della partita: è stato l’ultimo della sua luminosa carriera. Quello calciato più tardi in curva è un omaggio alla sua gente, il lascito del campione che non riesce a staccarsi da una realtà con cui è in simbiosi da 25 anni: 785 presenze e 307 gol, uno scudetto, due coppe italia e due supercoppe italiane, oltre alla perla della Coppa del Mondo vinta in maglia azzurra nel 2006, dopo un recupero record da un grave infortunio. “Totti è la Roma“: quella della curva sud è una certezza più che una coreografia. totti giroAnche se lo striscione doc è: “Speravo de mori’ prima“. Lui è confuso, frastornato, fa il giro di campo salutato da un’ovazione senza eguali. Sugli spalti sembrano tutti in trance, vip compresi, le lacrime si sprecano per il momento del distacco. Si vede che non hanno letto quello striscione appeso sabato a Trigoria, che celebra il campione più che rimpiangerlo: “Non piango perché smetti, sorrido perché ci sei stato“. “Il tempo ha deciso, maledetto” è l’unica imprecazione del Capitano in una serata che ha qualcosa di magico e irripetibile, quando l’uomo si rende conto che le lancette vanno avanti inesorabilmente, che l’agenda settimanale da calciatore e il rituale della domenica ormai appartengono al passato. L’odore di olio canforato, gli scarpini, i massaggi, la tattica, tutto sta per passare: “Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio, che mi ha accolto che ero un bambino”.

totti famigliaScandisce quelle parole con la sua famiglia accanto, la moglie Ilary indossa la maglietta “6 unica“. Poi il piatto d’argento – con la dedica “Il tuo esempio è il nostro futuro” – che gli regala la squadra, consegnato da Daniele De Rossi, che da oggi non è più Capitan Futuro. E’ Capitano e basta. Sarà anche per questo che Totti si sfila la fascia dal braccio e la regala a Mattia Almaviva, Pulcini 2006, il capitano più giovane del settore giovanile giallorosso. La storia finisce qui, la leggenda può iniziare: “Veni, Vici, Totti” intitola L’Equipe, “Despedida epica de Totti” è l’inno del Mundo Deportivo alla bandiera numero 10 della storia giallorossa, che resta per sempre piantata sul campo. “Nascere romani e romanisti è un privilegio” è lo slogan dell’orgoglio che Totti ripete come un mantra, quello che porta tatuato sul cuore. In fondo, lui, per i romanisti è un po’ Zorro: “Quando ci sarà bisogno Zorro tornerà”. Chissà se Christian Totti la storia di Zorro la conosce.

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