Prendete una “faccia sporca, più un tiro secco e un dribbling che sa di tango, aggiungeteci un Tractor: in totale fa 33. Quel bottino da record fa da sfondo alla vita di Antonio Valentin Angelillo, che ha chiuso gli occhi senza aver mai visto un altro attaccante superare quel primato di gol, vanto e orgoglio di una carriera che avrebbe potuto riservargli ben altre soddisfazioni.9604F290 F1FE 4DDA 88F0 63C2F3F299AE Ma l’affetto immutato dei tifosi, soprattutto gli interisti, ha risarcito per i trofei mancati questo indimenticabile campione argentino, scomparso a 80 anni venerdì a Siena. Appena 76 i km di distanza da Firenze, dove era di scena la “sua” Inter, inconsciamente così vicina nel momento dell’addio. Oggi il goleador nerazzurro si chiama Icardi, argentino come Angelillo, classe 1937. Talento purissimo, classe cristallina, in nazionale forma con Maschio e Sivori il celebre trio degli “Angeli dalla Faccia Sporca”, destinato ad attraversare l’Oceano in blocco nel 1957 per giocare in Italia: Sívori alla Juventus, Maschio al Bologna e Angelillo all’Inter. E quel curioso nomignolo? Tutto merito di un massaggiatore, raccontò un giorno lo stesso Angelillo: “Dopo un allenamento ci vide in panchina col volto infangato e ci disse: ‘Avete la cara sucia, la faccia sporca appunto’. Baffetti e brillantina, con i tifosi nerazzurri è amore a prima vista, con i suoi numeri conquista l’esigente pubblico di San Siro, diventa l’idolo della folla. La consacrazione arriva nella seconda stagione, quando stabilisce il record nei campionati a 18 squadre, che finora ha resistito a tutti gli assalti: Angelillo segna 33 gol nelle 33 partite in cui è in campo, ma con un finale thrilling. Il primato è lì ad un passo, ma nelle ultime cinque giornate la palla di entrare non ne vuole sapere: pali, traverse, miracoli dei portieri, il sogno sembra che debba svanire. L’ultimo turno è Inter-Lazio, o la va o la spacca. Carosi non lo molla un attimo. “Mi disse che gli avevano promesso un milione per non farmi segnare” rivelerà l’attaccante dell’Inter. Poi l’incantesimo si spezza e arriva una doppietta, il primo gol su punizione: Angelillo è nella storia. La magia, però, non durerà molto. L’anno seguente i gol sono solo 11 e il quarto anno il sipario cala col Mago. 0A259314 83A5 4B34 A26A 04D44015DA8D 589x480Per la stagione 60-61 Moratti chiama Herrera per riportare l’Inter alla vittoria e il feeling non scatta. Colpa di chi? Angelillo ha una relazione con una ballerina di night, Attilia Tironi, in arte Ilya López, il tecnico fa capire che il giocatore non è più lo stesso, ma per l’attaccante si tratta di un pretesto. Sta di fatto che Herrera convince il presidente a liberarsi di Angelillo, nonostante sia il beniamino della tifoseria. Per 270 milioni va alla Roma, dove resta 4 anni e vince una Coppa Italia e una Coppa delle Fiere, senza però segnare come nei suoi anni in nerazzurro. Nel 65 torna a Milano, sponda rossonera, ma il declino è già iniziato: Lecco, ancora Milan – uno scudetto giocando appena tre partite – Genoa e ultima tappa nell’Angelana, in Umbria, dove intraprende la carriera di allenatore. Porta il Pescara in A nel 1979, ma nel cuore e nel destino c’e sempre l’Inter. A Brescia lancia Altobelli e Beccalossi, futuri pilastri nerazzurri, e soprattutto, quando torna alla casa madre da osservatore segnala un infaticabile mediano del Banfield, in Argentina. Il suo nome è Javier Zanetti, sconosciuto ai più: diventerà il recordman interista, una bandiera che sventola ancora. Come Antonio Valentín Angelillo, la cara sucia del record.