Mille e mille volte avrà ripensato a quel maledetto pomeriggio dell’82. Alla Tragedia del Sarrià, come l’hanno ribattezzata i brasiliani. Finchè ieri il cuore di Valdir Peres ha ceduto. valdir 640x360Gonfio, chissà, anche di amarezza per le feroci critiche ricevute dopo quella tripletta di Pablito, che proiettò l’Italia di Bearzot sulla strada della gloria mondiale e la Selecao all’inferno. Perché di quella squadra formidabile – da Zico a Socrates, da Falcao a Junior, da Cerezo ad Eder – Valdir Peres, stroncato ieri a 66 anni da un infarto durante una festa a Mogi Mirim, nello stato di San Paolo, era il portiere. L’ultimo baluardo di una corazzata che sembrava invincibile, andata inopinatamente ad infrangersi contro uno scoglio azzurro, mentre navigava sicura verso la Coppa del Mondo. Da allora niente è stato più lo stesso per Valdir Peres, mai più convocato dal Brasile e condannato alla stessa Damnatio Memoriae che 32 anni prima aveva crudelmente messo alla gogna Moacir Barbosa. Anche lui portiere, anche lui morto per un attacco cardiaco – nel 2000, a 79 anni – anche lui capro espiatorio di un’altra sconfitta epocale della Selecao, certamente la più drammatica: quella del 1950. Quel 16 luglio tutto il Brasile non chiedeva altro che di esplodere di gioia per il primo titolo mondiale, considerato una formalità: bastava un pareggio con l’Uruguay nella partita decisiva. E invece i 200.000 del Maracanà, dopo il vantaggio verdeoro, furono ammutoliti dalla rimonta della Celeste, con Schiaffino e Ghiggia: e fu Maracanazo e fu tragedia, con un’ondata di suicidi nel paese senza precedenti. Barbosa salì sul banco degli imputati per il gol di Ghiggia e venne messo ai margini della vita pubblica. “In Brasile la pena massima è di 30 anni, ma io sto pagandone più di 40 per un crimine mai commesso” ebbe a dire un giorno lo sfortunatissimo portiere, ritenuto il migliore della storia del Vasco da Gama. rossi uno 640x334I migliori momenti della carriera di Valdir Peres, invece, sono legati al San Paolo, tra gli anni 70 e 80: è il secondo per presenze nella storia del club. Già inserito nella rosa del Brasile ai Mondiali del ’78, Valdir Peres viene promosso titolare da Telé Santana per la kermesse iridata di 4 anni dopo in Spagna, dove la Selecao arriva da grande favorita. Nonostante la fama di para rigori, ben presto la critica lo bolla come punto debole della nazionale brasiliana insieme al centravanti Serginho, specchietto per le allodole per favorire le incursioni di un fuoriclasse del calibro di Zico. Pronti via e l’esordio con l’Urss segna già il mondiale del portiere, protagonista di una papera sul vantaggio sovietico, poi rimontato da Socrates ed Eder. Poi però arrivano i poker senza storia contro Scozia e Nuova Zelanda. Nel secondo girone – quello “della morte” – il Brasile trova l’Argentina campione del Mondo in carica e l’Italia che sembra una vittima predestinata. Dopo il 3-1 rifilato ai rivali di sempre, i Carioca si presentano tirati a lucido e sicuri all’appuntamento con gli azzurri, anche loro vincitori con l’Argentina, ma per 2-1. Alla Selecao, quindi, basta anche il pareggio per volare in semifinale. Il Brasile, però, gioca solo per vincere e la torcida, che quel bollente 5 luglio colora le gradinate del Sarrià, non prende neppure in considerazione una sconfitta: l’unico problema è rappresentato da quanti gol Zico e compagni ci rifileranno. Non sanno che l’Italia sta per vincere quella partita. rossi treE che partita. E che Rossi, fino a quel momento un fantasma. Ma Pablito torna lui proprio al momento giusto e con una tripletta stende la Selecao al termine di un pomeriggio memorabile. Per noi ovviamente. Valdir Peres non compie miracoli, ma non pare neanche particolarmente colpevole sulle tre stilettate dell’Hombre del Partido. Casomai sono la tattica suicida del Brasile – che continua a spingere sul 2-2 – e una difesa allegra a fare la differenza in negativo. Eppure, oltre a Telé Santana, paga pegno soprattutto il portiere, accusato di essere uno dei maggiori responsabili dell’eliminazione. E da quel momento Paolo Rossi, l’uomo che ha “fatto piangere il Brasile”, diventa una persecuzione per Valdir Peres: “Uno dei miei incubi peggiori”, ha sempre ammesso, dicendosi certo che “se rigiocassimo quella partita la Selecao vincerebbe dieci volte su dieci”. Adeus, Valdir Peres, la terra ti sia lieve.