Un venerdi della rabbia dopo l’altro e la crepa è diventata un abisso. Incurante degli ultimatum e dei provvedimenti annunciati da Rajoy una settimana fa, la Catalogna ha urlato in faccia a Madrid tutta la propria voglia di autonomia e il Parlament di Barcellona ha approvato – con 70 Sì, 10 No e 2 schede bianche – la risoluzione che dichiara l’indipendenza dalla Spagna e la costituzione della Repubblica catalana. La decisione apre così le porte al processo costituente e all’entrata in vigore della “legge di transizione giuridica e di fondazione della Repubblica“. Un momento topico, giunto dopo un voto a scrutinio segreto, al quale non hanno preso parte gli “unionisti”, e culminato in un gesto forte: la bandiera spagnola è sparita dalla facciata del palazzo che ospita il Parlament, dove si cantava l’inno Els Segadors, mentre all’esterno la notizia veniva salutata con un boato in un tripudio di vessilli indipendentisti. catalogna apre 640x384Un atto criminale contro la legge” è stata la durissima presa di posizione di Rajoy, che ha sciolto il Parlamento catalano e indetto nuove elezioni per il 21 dicembre. Proprio oggi in Senato ha ricevuto il via libera per l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, atto sollecitato dal governo per sospendere l’autonomia della Catalogna e commissariarla. Il capo dell’esecutivo destituito il presidente Puigdemont, il vicepresidente Junqueras e tutti gli altri membri del Govern. Inoltre, la procura generale dello stato è pronta a chiedere l’incriminazione per “ribellione” a carico di Puigdemont, reato per il quale sono previste pene fino a 30 anni. Rajoy, almeno in apparenza, non si scompone, nonostante un clima sempre più incandescente e con un paese preoccupato di veder riaffiorare i fantasmi del passato, così rassicura i cittadini su twitter, invitandoli a “stare tranquilli: lo stato reagirà, ristabiliremo la legalità e faremo le cose per bene, con misura, con efficacia“. puigdemont rajoyIl premier può contare sul pieno appoggio  dell’Unione Europea, che non riconosce la dichiarazione d’indipendenza. “La Spagna resta il nostro unico interlocutore“, chiarisce con un tweet il presidente del Consiglio Europeo Tusk. “Non abbiamo bisogno di altre fratture”, avverte il presidente della Commissione europea Juncker. Sulla stessa lunghezza d’onda gli Stati Uniti: “La Catalogna è parte integrante della Spagna” fa sapere il Dipartimento di stato. Messaggi forti e inequivocabili, che però non sembrano scuotere Puigdemont e un’intera regione, che voleva lo strappo e ora lo ha ottenuto. A quale prezzo lo sapremo presto. Purchè sia il meno caro possibile.