Vabbè, ma allora lo fate apposta… Mettetevi nei panni di Vincenzo Montella. Siete reduci da giorni di fuoco, i più difficili da quando siete seduti sulla panchina del Milan. Nell’ordine avete messo in fila: una brutta sconfitta con la Sampdoria, una ramanzina del vostro amministratore delegato – non solo per voi, ma di certo non siete l’ultimo destinatario – il licenziamento del vostro preparatore atletico-amico con un tweet. montella 640x360Sul vostro capo già volteggiano gli avvoltoi con le sembianze di Conte e Ancelotti, ma poi realizzate che sono su panchine prestigiose e con contratti pluriennali, che la stagione è appena iniziata e stasera a San Siro potete già riscattarvi in Europa League. Bene. E che vi combina il Bayern Monaco? Decide di esonerare Carletto Ancelotti, vecchio cuore rossonero, dopo la scoppola di Parigi in Champions League e, di fatto, lo rende disponibile da subito. Meno male che c’è il Rjieka: un successo rotondo e passa la paura. Succede invece che il vostro Milan confermi che è ancora in convalescenza e decida di regalarvi una serata thrilling: prima facendovi illudere su una facile vittoria – avanti 2-0 con Silva e Musacchio – poi spegnendo la luce all’improvviso e consentendo ai modesti croati di raggiungere il 2-2 giusto al 90′. Mentre state pensando che il destino vi ha decisamente voltato le spalle e immaginate già Ancelotti alle porte di Milanello, ecco che arriva in vostro soccorso uno che non vi tradirà mai: Patrick Cutrone salva la serata al 94′ e regala al Diavolo la sesta vittoria su sei in Europa. Chissà, magari è anche questo un segno del destino. Perché il giovanotto, 19 anni, è una scelta tutta targata Montella, che ha dimostrato di credere in lui da quest’estate, quando Cutrone ha iniziato a segnare un gol dopo l’altro. E meno male che c’è il ragazzo: perché anche ieri Bonucci – il tassello più importante di una campagna acquisti sontuosa, che pesa come un macigno sul tecnico – ha fatto scena muta, Kessie ancora opaco, Romagnoli lontano dalla migliore condizione e il gioco latita. Domenica arriva la Roma, cliente di ben altro spessore, Montella e il Milan sanno che non possono più sbagliare. O la panchina potrebbe davvero diventare scomoda. montella ancelotti abbracciobayern milan  640x384Lo era di fatto da un pezzo quella di Carlo Ancelotti, che ha ricevuto il benservito dai bavaresi a poco più di un anno dal suo arrivo. Si intuiva da mesi che tra lui e la vecchia guardia non era scoccata la scintilla, non c’èra feeling, come d’altronde ha ammesso il presidente, Uli Hoeness: “Si è messo di colpo 5 giocatori contro”. Una “quinta” nota a tutti: Muller, Robben, Ribery, Hummels e Boateng, non proprio gli ultimi arrivati. Carletto, insomma, ha fallito proprio in quella che resta una delle sua maggiori peculiarità: la capacità di legare con lo spogliatoio e cementarlo. “Prestazioni non all’altezza delle attese” ha tagliato corto Rummenigge, altro totem del Bayern, che pure è sempre stato al fianco di Ancelotti. Ma, si sa, il Bayern Monaco è ambiente esigente e vincere la Bundesliga, come accade puntualmente da 5 anni a questa parte, non basta più. Squadra affidata per ora al vice allenatore, Willy Sagnol, ma non si esclude un ritorno di Heynckes. Il futuro dovrebbe chiamarsi Nagelsmann, considerato un predestinato. Intanto, Ancelotti saluta con classe e prepara le valigie per il ritorno in Italia. Ora è ufficiamente una mina vagante e le grandi società europee con tecnici in bilico osservano con attenzione. Milan compreso. “Magari viene a fare il mio secondo” è la battuta sfoggiata ieri sera da Montella in conferenza stampa. Ora parola al campo. E al Diavolo, Con cui, si sa, Carletto ha un certo feeling. Cutrone permettendo.