Lesioni e violenza privata, aggravate dal metodo mafioso. E’ in base a queste accuse che oggi pomeriggio i carabinieri di Ostia hanno fermato Roberto Spada, dopo  l’aggressione fa al giornalista Rai di Nemo, Daniele Piervincenzi: il reporter era stato colpito con una testata al volto, riportando la frattura del setto nasale. Coinvolto anche Edoardo Anselmi, operatore della troupe, che intendeva realizzare un servizio relativo al voto nel X Municipio di domenica scorsa. “Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche” rivendica il Ministro dell’Interno, Marco Minniti. Sulla vicenda, che ha catapultato Ostia nell’occhio del ciclone, proseguono senza soluzione di continuità durissime prese di posizione istituzionali, iniziative – stasera a Ostia fiaccolata dei 5 Stelle, giovedì prossimo manifestazione di Libera ed Fnsi – e commenti a qualsiasi latitudine. E se Roberto Saviano ha associato il popoloso quartiere di Roma a “Corleone e Scampia, territorio dei clan”, ha fatto sentire la sua voce  anche CasaPound, che con il suo candidato locale, Luca Marsella, ha ottenuto sì un risultato al di là di ogni aspettativa, ma che proprio per i presunti legami con la famiglia Spada era finito nel vortice delle polemiche. Così il vicepresidente, Simone Di Stefano, ha voluto precisare che “Roberto Spada non è un esponente di CasaPound, non rispondiamo certo delle sue azioni e la violenza è sempre deprecabile“. Poi il guanto di sfida: “Chiediamo alla magistratura di aprire un fascicolo su CasaPound, per appurare se esistono rapporti criminosi tra noi e gli Spada, chiediamo inchieste rapide e pubbliche“. L’unico fascicolo aperto, finora, riguarda l’aggressione alla troupe Rai ed è stato affidato ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Daniele Piervincenzi, intanto, torna sull’accaduto a viale Mazzini, dove stamane si è recato per incontrare il direttore generale, Mario Orfeo. Lui di abbandonare la trincea proprio non ne ha intenzione.  Insomma, più lo butti giù e più si tira su. Ascoltiamolo