Partito Democratico“Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti, anziché litigare sul niente”. Lo ha scritto sul suo blog l’ormai ex segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, volato in California per una serie di incontri (cominciando con la visita a Tesla, l’innovativa azienda di auto elettriche), mentre il suo partito è dallo psicanalista per le note vicende di scissioni, finte scissioni, sfide e proclami. “La politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, e il mondo fuori continua a correre -ha spiegato-. Ho deciso di staccare per qualche ora… Proviamo ad imparare da chi sta costruendo il domani prima degli altri”.

“Vola sopra le cose e non si occupa delle persone -ha commentato sprezzante il governatore della Puglia, Michele Emiliano, già alfiere degli scissionisti ed ora sfidante di Renzi per la leadership del Pd-. Adesso, in un momento di sofferenza per migliaia di militanti, se n’è andato in California. Non è la prima volta: nel settembre 2015 mi lasciò come un salame ad aspettarlo alla Fiera del Levante. Era andato a New York a vedere la finale degli Us Open di tennis”.

Aver voltato le spalle ai compagni scissionisti, però, ha attirato due critiche sullo stesso Emiliano: “Ognuno ha il suo modo di comportarsi”, ha chiosato Enrico Rossi. “Farà i conti con la sua coscienza”, ha rincarato la dose Massimo D’Alema. I due, con Roberto Speranza e Pierluigi Bersani, stanno dando vita ad un nuovo soggetto politico, per poi unirsi agli ex Sel.

Il più affranto dall’intera vicenda è sembrato proprio l’ex leader Bersani che da giorni lancia frasi laconiche: “Non è più la ditta, non è il Pd, si è spostato. Dal primo giorno ho capito che con Renzi non mi sarei preso. Io con pochi voti ho vinto, se questi qui con il 40 per cento fanno vincere la destra, li vado a cercare. Noi non abbiamo fatto nessuno strappo, abbiamo chiesto questa discussione nei tempi normali. Sostengo il governo, ma chiederò di correggere qualche cosa, come sul lavoro e sulla scuola”.

Matteo Orfini, reggente del Partito Democratico dopo le dimissioni di Renzi, guarda avanti e fissa un’agenda di governo per i prossimi mesi: rilanciare la funzione delle grandi imprese pubbliche, varare una legge per correggere i voucher, approvare lo ius soli ed istituire una commissione d’inchiesta sulle banche.