La distanza tra “curare” e “prendersi cura” è finissima, ma si vede. E’ proprio quel sottolineare l’importanza di seguire il paziente nella sua evoluzione, condividerne sentimenti ed emozioni, stabilire con lui un’empatia, che fa la differenza. Così come la qualità della cura. Sono i punti cardine attorno ai quali ruota l’analisi di Anna Maria Acocella e Oliviero Rossi nel libro “La cura: ambiti e forme in psicoterapia e forme d’aiuto“, edito da FrancoAngeli. AM Acocella 640x480Il volume contiene una raccolta di contributi per rappresentare e puntellare il ricco universo della cura in ambito psicologico e psicoterapeutico, per trovare il senso e il significato che in esso vi si riconosce. Il testo è suddiviso in quattro aree concettuali – il senso della cura, l’efficacia della cura, le dimensioni della cura e i mediatori della cura – con l’obiettivo di rispondere alle diverse domande che spesso il professionista dell’aiuto è invitato a porsi. “Cura – si legge nella presentazione – è una parola antica che viene definita arte e che spesso, dentro di noi, diventa evocatrice di esperienze vissute. Ma quali competenze sono richieste al professionista dell’aiuto, che cura volendo prendersi cura dell’altro?“. Soprattutto la cura si traduce in un’attenzione vera per chi è malato, anche nei minimi dettagli. Oliviero Rossi e Silvia Ragni 360x480Come il linguaggio, ad esempio. “Tranne in rari casi – spiega la Acocella, psicologa, psicoterapeuta, direttore didattico dell’Istituto di psicoterapia della gestalt espressiva e consulente del Tribunale di Roma – sembra che la medicina sostenga di poter fare a meno della parola. Ma in nessun’altra scienza biologica, le parole hanno tanta importanza quanto nella medicina, sia per quanto riguarda il suo complesso regolamento linguistico, sia per le conseguenze che esse hanno nel rapporto tra medico e paziente“. La relazione, dunque, ha una grande rilevanza, ma se di un certo livello. “La relazione sana – osserva Rossi, psicoterapeuta, direttore dell’Istituto di psicoterapia della gestalt espressiva e docente per i corsi di formazione professionale in ambito psico-oncologico presso l’Istituto Regina Elena di Roma – fiorisce quando quella sorta di cordone ombelicale, il trattino io-tu, diventa elastico e può essere reciso quando serve, ovvero nel momento in cui la relazione terapeutica si esaurisce. Se è vera amorevolezza è bene che siano due persone a goderne e non un organismo monocefalo“.