“L’America di Trump è anti-europea, anche se i militari hanno corretto un po’ la rotta del loro presidente. Ancora adesso, non abbiamo alcun messaggio serio di Trump nei confronti dell’Europa; il messaggio che ci arriva è l’imprevedibilità”. Lo afferma con decisione, scandendo le sillabe della parola “imprevedibilità”, l’ex presidente del Consiglio (e della Commissione Europea) Romano Prodi.

P 20170921 130440 640x360

Romano Prodi nella sede di Aperta Contrada (foto di Stefano Rita)

“Trump – prosegue il professore – era il presidente americano che doveva aiutare noi europei ad avere buoni rapporti con la Russia, invece ci ha trascinato in un pasticcio, con danni economici grossi. E’ veramente imprevedibile: un giorno è pro-cinese, il giorno dopo è anti-cinese. Questo dovrebbe obbligare l’Europa a fare una sua politica estera, perché non possiamo più fidarci dell’America, o almeno non ‘per definizione’; dobbiamo essere alleati, certo, ma con una strategia di riserva”.

L’occasione per il netto intervento di Prodi è data dalla presentazione a Roma del documento “L’Italia e l’Unione Europea in un mondo in pericolo: le ragioni di una scelta”, elaborato dagli ambasciatori soci del Circolo di Studi diplomatici e dai responsabili della pubblicazione on-line Aperta Contrada.

Sono cambiate, dopo 60 anni da suo avvio, le motivazioni alla base del processo di integrazione europea? Quale futuro attenderebbe un Paese isolato in un mondo governato da potenze regionali con ambizioni globali? Quali ripercussioni sui principali aspetti della sua vita economica e sociale comporterebbe per un Paese membro l’uscita dall’Unione Europea? E dall’Euro, ammesso che sia possibile farlo senza uscire anche dall’Unione? Qual è la nostra visione del futuro dell’Europa integrata e in quale direzione vorremmo che essa muovesse?
Queste le domande alle quali il documento (disponibile sui siti www.studidiplomatici.it e www.apertacontrada.it) cerca di dare risposte, con un approccio molto concreto, ma ribadendo una linea guida: in un mondo così difficile, segnato da autoritarismi, minacce ed egoismi, la civiltà europea deve esprimersi in tutta la sua forza, in tutto il suo impegno civile e culturale.

“Drammaticamente interessante è l’attuale questione catalana – osserva Prodi –, che è possibile proprio perché c’è l’Unione Europea. Infatti, leader catalani con cui ho parlato mi hanno detto: ‘Tanto restiamo in Europa; non cambia niente, ne’ per la nostra Seat, ne’ per altro’. C’è del vero in questa affermazione, ma rappresenta un rischio per l’unità nazionale anche in altri Paesi, a partire dall’Italia. Il referendum lombardo-veneto è stato sottovalutato”.