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Foto Giancarlo Scolari

Il mercato del vino italiano nel mondo va molto bene, ma tra i produttori presenti al Vinitaly c’è la preoccupazione della Brexit. Se ne è parlato in un convegno con Alex Canneti, Direttore delle vendite off-trade della Berkmann Wine Cellars di Londra. “La Brexit è una sfida per le vendite dei vini italiani poiché l’Australia, il Sud Africa e la Nuova Zelanda saranno i primi Paesi a istituire trattati bilaterali con il Regno Unito. L’unica soluzione a questa minaccia – ha detto Canneti – è consentire al Regno Unito un periodo di 10 anni per condividere gli stessi oneri doganali dell’Unione e negoziare un trattato di libero commercio. Quindi tutto dipenderà da come evolverà il negoziato post Brexit tra UK e UE”. Vino italiano che però nella Grande distribuzione britannica va ancora molto forte: “Le potenzialità per l’export di vino italiano nella Grande distribuzione britannica (le insegne Majestic and Waitrose in primis) sono grandi – ha aggiunto Canneti – non solo per le bollicine, ma anche per il vino rosso. Pensiamo al Cannonau, al Passimento/Amarone, al Chianti Classico, al Veneto Classico e ai morbidi e succosi vini siciliani e pugliesi. Buone anche le prospettive dei nuovi bianchi di tendenza, come il Fiano, il Vermentino, il Pecorino e il Grillo. E non dimentichiamo il successo che si registra da anni delle “fantasy label”. Ma resta la preoccupazione tra i produttori, come Marco Fantinel dell’omonima azienda: “Nel nostro caso la Gran Bretagna è un mercato importantissimo, al primo posto come destinazione estera, visto che da sola copre il 40% delle nostre esportazioni. Per capirsi, esportiamo là qualcosa come un milione e 500mila bottiglie. Resto comunque ottimista: l’Inghilterra ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Inghilterra, un qualche accordo si troverà”. Più cauto Francesco Zonin: “La Brexit, politicamente ed economicamente, rimane ancora un punto di domanda. Certo è più facile che un’eventuale tassa doganale vada a colpire in maniera maggiore i grandi esportatori invece che quelli, per dire, del Barolo. Vero è anche che al momento esistono tasse doganali fisse”.