L’hotel Rigopiano, incastonato tra le montagne del Gran Sasso, resta sepolto sotto la neve. La tragedia della slavina piombata sul resort di Farindola ha fatto alzare l’attenzione sul rischio valanghe, che cresce in tutte le aree montane dell’Appennino: Marche, Abruzzo Lazio e Molise. Il grado forte del pericolo -con le abbondanti nevicate associate a raffiche di vento previste anche nelle prossime ore- potrebbe trasformarsi in “molto forte”. E con le scosse di terremoto, c’è un’ulteriore probabilità di distacchi. Dal Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri arrivano le raccomandazioni: evitare assolutamente di frequentare pendii ripidi innevati, sia a piedi che con gli sci, sia con le motoslitte che con qualsiasi altro mezzo. Avvertenze valide anche in caso di tempo buono: i giorni di sole dopo un periodo di nevicate intense come quelle di questi giorni sono infatti molto pericolosi per il distacco spontaneo o provocato di valanghe. foto due farindola 1 640x480Su Farindola, l’ipotesi degli esperti del Soccorso Alpino e Speleologico è che all’origine della slavina ci siano le forti scosse sismiche registrate nell’Aquilano mercoledi. Ma alcuni esperti sostengono anche, senza giri di parole, che in quella zona non si doveva costruire. L’albergo è stato creato a valle di un grande canalone di montagna, che si restringe pericolosamente proprio in prossimità della struttura. Non si esclude dunque che il terremoto sia stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, come sostiene il geologo Gian Gabriele Ori dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti: “L’enorme colata di detriti che ha  travolto l’hotel è un fenomeno raro, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve abbondante, su un terreno indebolito dalle piogge precedenti. Il terremoto è stato solo la miccia che ha innescato il tutto”. Sui lavori di ampliamento dell’albergo -situato a 1200 metri di quota in una valle circondata dalla vegetazione- ci fu nel 2008 un’inchiesta della procura di Pescara seguìta da un processo per corruzione in relazione ad un abuso edilizio poi sanato. Indagati tutti assolti.