Pirozzi

Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi

Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice divenuto celebre in tutta Italia, suo malgrado, per il terremoto che ha duramente colpito la città, potrebbe essere il candidato governatore del centrodestra nel Lazio, in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo. All’interno di Fratelli d’Italia, partito a cui l’indipendente di destra Pirozzi è vicino, l’idea è diventata preponderante e la leader Giorgia Meloni ne ha discusso con esponenti di Forza Italia, riscontrando delle aperture.

La candidatura di Pirozzi alle elezioni regionali sarebbe gradita anche al numero uno di Forza Italia Silvio Berlusconi, affascinato dalla determinazione dimostrata dal sindaco di Amatrice nei mesi scorsi e dall’opportunità di sfruttare politicamente quello che è diventato un volto televisivo che ispira sentimenti positivi.

Interpellato al riguardo, dopo le prime indiscrezioni di stampa, Pirozzi ha risposto così a Radio Cusano Campus: “Ora penso solo ad Amatrice. Il mio campo d’azione da quasi sette mesi sono polvere e macerie, per cui non ho tempo e spazio per altre cose. La notizia straordinaria penso che sia il completamento delle iscrizioni della prima classe del liceo scientifico turistico e internazionale di Amatrice. Se qualcuno dice o pensa ad altro può far piacere. Io voglio solo fare il possibile per questa terra, in virtù anche delle tante vittime che ha avuto. Fra cinque giorni consegneremo le prime 25 case, perfette come volevo io; si sta andando avanti sulle altre aree e io devo pensare a questo, altrimenti sarei uno sciocco. Poi di quello che succede a Roma a me non interessa. Io sono sei mesi e mezzo che non ho più una vita, non ho più una famiglia, non ho più gli amici e non ho più un lavoro”.

Poi però, Pirozzi alza il tiro: “I politici sono troppo codificati, non hanno la teoria del campo, non vivono le sensazioni delle persone. Sono venuti qui due giorni, ma poi sono scappati tutti. C’è una situazione di disagio in Italia, non solo in aree terremotate; questo Paese o si rialza col fare, senza apparire, o non si rialza più”.