La conferenza sul clima COP23 a Bonn (nella foto) entra nel vivo, proprio mentre a Bangkog si apre il summit euro-asiatico sullo sviluppo sostenibile. A legare questi due eventi così distanti per geografia e tipologia, le questioni energetiche. Si parla molto di carbone e, alla COP in particolare, di quando uscire dall’uso del carbone, passaggio obbligato secondo le organizzazioni ambientaliste per centrare l’obiettivo di Parigi sul riscaldamento globale. “E’ il combustibile fossile più inquinante, a più alte emissioni di CO2, su cui si investe meno rispetto al passato, anche in Paesi che tradizionalmente sono grandi consumatori, come la Cina – rimarca da Bonn Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia -. Il carbone è il primo combustibile fossile il cui uso deve terminare presto, se vogliamo perseguire davvero l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di rimanere entro 1,5 gradi centigradi di riscaldamento globale”.

UN COP23 Bonn 2017, Bula-Zonne“Per questo – prosegue Midulla – i Paesi meno dipendenti dal carbone devono iniziare a fare la loro parte, cioè fissare una data di uscita, il più presto possibile, anche per avere le carte in regola per dialogare con i grandi Paesi consumatori. Devo dire che il WWF ha avuto nei ministri Galletti e Calenda un ascolto attento e molto reattivo. Non la pensiamo sempre allo stesso modo sul percorso per decarbonizzare l’Italia, specie sul ruolo del gas, e come WWF riteniamo ancora timido anche l’approccio all’azzeramento delle emissioni. La Strategia Energetica Nazionale non è stata pensata con una traiettoria a lungo termine di azzeramento delle emissioni al 2050, in modo da adeguare le tappe intermedie a tale obiettivo. Ma sono stati fatti progressi significativi e il phase out del carbone per la produzione di energia elettrica è un grande passo avanti”.

La spaccatura è sull’uso del gas nella fase transitoria di uscita dal carbone e di sviluppo delle rinnovabili: “Non abbiamo intenzione di fare sconti sulla necessità di limitare al massimo le infrastrutture del gas – mette in chiaro l’esponente del WWF, lanciando così un messaggio al Governo -. Oggi che la transizione è iniziata, investire in un combustibile fossile, benché un po’ meno inquinante del carbone, vorrebbe dire condannarsi a una dipendenza difficile da eliminare”. (Leggi anche: Energia e clima: stop al carbone. E sì al gasdotto Tap)

Preme sulle rinnovabili anche Legambiente che, ad ogni modo, esprime un parere positivo sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN) approvata dal Governo: “È una scelta senza precedenti, quella che fissa al 2025 la data per l’uscita dal carbone in Italia, fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici – dichiara il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Ed è un segnale importante che gli obiettivi al 2030 per le fonti rinnovabili siano stati aumentati. Come abbiamo messo in evidenza nelle nostre proposte al Governo, le potenzialità nel nostro Paese permetterebbero di raggiungere obiettivi ancora maggiori, coerenti con gli Accordi di Parigi, ma ora la sfida sta nel portare avanti le scelte con politiche coerenti. Ad esempio, ci aspettiamo che il Governo approvi politiche per lo sviluppo delle rinnovabili già nella Legge di Bilancio, per rilanciarne la crescita e consentire di raggiungere gli obiettivi indicati dalla SEN”.

In merito alle concentrazioni di CO2 si muove anche la Commissione Europea che, guardando ai prossimi anni, propone nuovi obiettivi per le emissioni medie dei veicoli. Secondo la nuova proposta del pacchetto mobilità, appena varata, entro il 2030 i produttori europei di automobili dovranno avere sul mercato una flotta che abbia il 30 per cento in meno di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2021. Inoltre sono previsti: l’introduzione di target intermedi al 2025 per garantire che l’obiettivo per il 2030 sia rispettato, un sistema di incentivi per chi supera la sua quota di veicoli puliti, e sanzioni per i produttori pari a 95 euro per grammo di emissioni superiori al limite per ogni veicolo.

cop23 wwf 360x480Il commissario per il Clima e l’Energia, Miguel Arias Cañete, dichiara: “La gara mondiale per lo sviluppo di auto pulite è stata avviata e non si può fermare. L’Europa deve però mettersi al passo se vuole condurre e guidare questo cambiamento globale. Dobbiamo individuare obiettivi e incentivi adeguati, ed è ciò che stiamo facendo con queste misure per le emissioni di CO2 per autovetture e veicoli leggeri. Abbiamo obiettivi ambiziosi, ma attuabili e con un ottimo rapporto costi-benefici. Gli investimenti partiranno già ora per gli obiettivi intermedi del 2025”.

Intanto anche le foreste e gli oceani, vale a dire i sistemi naturali che fino ad ora hanno contribuito a sequestrare parte importante del carbonio immesso dalle attività umane, cominciano a soffrire significativamente in queste loro capacità di resilienza proprio a causa del crescente impatto umano. Alcuni elementi del sistema Terra stanno dimostrando chiaramente la loro sofferenza come la progressiva riduzione della banchisa artica estiva, la fusione irreversibile di parti dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartico occidentale, la perdita di numerose barriere coralline (LEGGI QUI), ed alla riduzione o scomparsa di molti ghiacciai presenti in diverse catene montuose nel mondo. L’appello è netto: agire subito e concretamente collegando il percorso dell’Accordo di Parigi con l’applicazione concreta dell’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (approvati nel settembre 2015 da tutti i paesi al Summit ONU) indicando una roadmap per una vera trasformazione dei vecchi modelli di sviluppo nella strada della sostenibilità.