E adesso, per favore, non parlate di favola. Al limite di un Sabba. Perché questa è la storia magica di una Strega che vola in serie A. È la parabola straordinaria del Benevento che non sapeva salire in B – inseguita per 87 anni – e che, nel giro di dodici mesi, ha prima coronato un sogno e poi, strano a dirsi per una Strega, ha raggiunto il Paradiso. puscasAlle 22, 28 di ieri la storia ha bussato alla porta della città sannita, che è letteralmente impazzita al fischio finale della gara col Carpi, sconfitto da una rete del giovane Puscas, l’eroe di questi playoff con tre gol. L’ultimo ha fatto esplodere un ‘Vigorito’ stracolmo e ha dato il La ad una festa che da queste parti non dimenticheranno mai: ‘I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti’, lo striscione enorme che campeggia in curva è la sintesi della felicità. È un interminabile serpentone giallorosso quello che fa aumentare a dismisura i battiti del cuore di Benevento e colora il centro storico: dall’arco di Traiano a corso Garibaldi, da piazza Duomo a piazza Orsini, dal rione Triggio al teatro romano è tutto un tripudio, tutto un coro, tutto vero. L’impresa firmata da Baroni e i suoi ragazzi aggiorna l’almanacco del calcio campano, che da 29 anni non allineava due squadre nella massima serie. Allora, con il Napoli, c’era l’Avellino, fiero avversario proprio del Benevento, Stregoni contro Lupi, Sannio contro Irpinia, una rivalità senza tempo, che oggi segna un punto – e che punto! – a favore dei giallorossi. festaChe con un doppio salto memorabile sono passati dai campi di Lega Pro a San Siro, l’Olimpico, lo Stadium, il Franchi e Marassi. Impossibile stilare classifiche di merito in un trionfo di questa portata, ma è doveroso citare il portiere Cragno, Ciciretti, Ceravolo, capitan Lucioni, De Falco, Chibsah, Cisse’ e Venuti. Un cocktail sapientemente miscelato da Marco Baroni, 54 anni, fiorentino, uno scudetto da calciatore con il Napoli: gli appuntamenti epici e la Campania sono nel suo DNA. La città, invece, si riappropria di ciò che la storia le aveva consegnato nel 275 a. C., quando i Romani mutarono il suo nome da Maleventum a Beneventum, dopo la vittoria contro Pirro, a perenne ricordo del felice evento. E poi, in fondo, era scritto: Strega finisce per a. Anzi, in A.

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