Sembrava la ricetta giusta per rimettere ordine negli stadi, invece siamo già ai saluti. Addio alla Tessera del tifoso, almeno nella sua accezione originale, cioè uno strumento per identificare i sostenitori di una squadra. Venerdì il quadriumvirato riunito in Federcalcio – Tavecchio, Malagò, Minniti e Lotti – ne ha annunciato la trasformazione – o meglio il depotenziamento – nell’arco dei prossimi tre anni: diventerà tessera di fidelizzazione, rilasciata dalle società “ad esclusivo uso di marketing“. La restaurazione contribuisce ad agevolare il ritorno delle famiglie – loro sì penalizzate – e il rientro dei tamburi in curva, per la gioia dei gruppi ultrà, così offesi per il provvedimento emanato nel 2009 da disertare, in talune circostanze, lo stadio e le trasferte. coda tornelliCon effetto immediato, il protocollo stabilisce che i biglietti – comunque nominativi – potranno essere acquistati da tutti fino a poche ore prima della partita, anche dai residenti nella regione della squadra in trasferta. Unica eccezione per i tagliandi del settore ospiti, in vendita fino alla sera precedente la gara. Dall’anno prossimo, inoltre, via alla sottoscrizione libera degli abbonamenti. Il direttore generale della Federcalcio. Michele Uva, lo ha definito un passaggio “da un divieto con eccezioni ad un’ammissione con eccezioni”. Il Ministro dell’Interno Minniti, invece, ha giustificato la novità come “un investimento di fiducia nei tifosi“. Ecco, il punto è proprio questo. Quest’apertura di credito non vuole, almeno nelle intenzioni, essere una totale marcia indietro. Ora, infatti, la palla passa ai club, che potranno subordinare l’acquisto di biglietti e abbonamenti all’accettazione di un “codice etico predeterminato“: per chi non lo rispetterà scatterà una sorta di squalifica per una o più partite. stadioE’ su questo modello, già sperimentato in altri paesi, che il calcio italiano si gioca la propria credibilità, soprattutto le società, che finora si sono spese più a parole che con i fatti per portare una ventata di aria fresca negli stadi. Certo, resta sempre in piedi il discorso dell’ammodernamento degli impianti, per il quale “i club dovranno essere aiutati” sollecita il presidente del Coni Malagò. Non solo però. Si richiede anche più coraggio e un atteggiamento più intransigente verso le frange estreme del tifo. Altrimenti, sarà difficile dare ancora torto a Fabio Capello, uno che ha masticato calcio a tutte le latitudini, quando sostiene che “le società sono ostaggio degli ultrà“. Che faranno i dirigenti?