La degradante deriva dei cassonetti stracolmi e montagne di sacchetti per la strada. Per frenarla bisogna fare di più: evitare di creare a monte i rifiuti. Prevenire dunque è meglio che curare anche quando si parla di immondizia, e vale il principio delle tre R: ridurre, riutilizzare e riciclare. Questi tre verbi accomunano le migliaia di azioni virtuose in programma dal 19 al 27 novembre durante la Settimana europea della riduzione dei rifiuti. La grande campagna di informazione e sensibilizzazione si avvale del sostegno della Commissione europea e del patrocinio Unesco, e vuole promuovere un nuovo modello di sviluppo che sottolinea le connessioni tra riduzione dei rifiuti, ecosostenibilità e lotta contro i cambiamenti climatici. Sono coinvolti enti pubblici, imprese, società civile e istituzioni, con iniziative che contribuiscono ad instaurare foto-treuna nuova coscienza, la pratica dell’economia circolare, un sistema pensato per potersi rigenerare da solo. Cardine di questa edizione è la riduzione dell’impatto ambientale degli imballaggi. In Italia sono previste oltre 4 mila “azioni” e i territori in cui si svolgono il maggior numero di iniziative sono Lombardia, Lazio e Piemonte. Il 22 e 23 novembre inoltre il Ministero dell’Ambiente organizza gli Stati Generali dell’Educazione Ambientale, per lanciare il piano di prevenzione dei rifiuti. Ridurre vuol dire in primo luogo agire alla fonte per limitare la mole di spazzatura. La seconda opzione è quella di riutilizzare i prodotti. Terzo pilastro è il riciclaggio dei materiali. Le azioni della settimana europea coprono anche i temi della produzione eco-compatibile e dei consumi più responsabili. Insomma, invertire la rotta delle nostre abitudini consumistiche è la sfida numero uno per la salvaguardia del pianeta e per preservare le risorse in esaurimento. Ognuno può ridimensionare il proprio impatto ambientale con buone e semplici pratiche. Riutilizzare o ridurre i contenitori di plastica. Bere acqua del rubinetto di casa, oppure in caso di scarsa salubrità scegliere caraffe filtranti. Fare la spesa con una borsa di tela ed evitare di comprare altre buste, che costituirebbero nuovi rifiuti. Recuperare un’abitudine ampiamente sperimentata nel secolo scorso dalle nostre nonne, acquistando prodotti “sfusi” o alla spina, privi di confezioni spesso superflue. E ancora, ridare una seconda vita agli imballaggi riciclandoli in modo creativo. Ridurre lo spreco di cibo: un pranzo a zero rifiuti è il frutto di acquisti oculati. Evitare di comprare alimenti in eccedenza inoltre è già un modo per ridurre l’ulteriore accumulo di rifiuti da imballaggio. Insomma, non resta che agire.